“Su quella Mehari con Giancarlo tante vittime innocenti”

D.L. LUXdi Paolo Siani

La Mehari di Giancarlo Siani stamattina è arrivata a Montecitorio.

Quella macchina di plastica che ha attraversato strade difficili e spesso solitarie, che è stata colpita da numerosi  proiettili di camorra, oggi continua a percorrere le strade d’Italia.

Su quella Mehari oggi, oltre a Giancarlo, c’erano tutte le vittime di mafia, tutti i giornalisti uccisi e quelli minacciati e le tante persone oneste del nostro Paese che vogliono giustizia e verità. La Presidente della Camera ha accolto me e gli altri familiari delle vittime. Abbiamo chiesto che non ci siano più, ma proprio mai più, vittime innocenti, che non ci siamo vittime di serie ‘a’ e di serie ‘b’, che tutte le vittime  di criminalità comune e organizzata siano uguali per il nostro Stato.  Abbiamo chiesto che lo Stato si prenda cura dei familiari delle vittime, di quelle donne rimaste sole a crescere i loro bambini senza più il marito e senza più uno stipendio.

Abbiamo chiesto che i tempi, attualmente eccessivamente lunghi per giungere al riconoscimento dello speciale status di vittime innocenti della criminalità organizzata, siano più rapidi. Abbiamo sollecitato la piena attuazione in materia di assunzioni obbligatorie presso gli enti pubblici e privati delle persone colpite dalla criminalità organizzata. Abbiamo espresso le nostre perplessità sullo spostamento di 50 milioni di euro  dal Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura a favore di un altro sacrosanto fondo. Lo abbiamo chiesto  con rispetto, ma a noi sembra che potevano essere recuperati da altre voci di spesa.

Sulla Mehari c’erano stamattina tutti quei cittadini che rischiano la vita per il  solo fatto di abitare in un determinato territorio avvelenato dalla camorra e vorrebbero bonifiche. Quei veleni vanno tolti da dove sono stati messi per anni senza che nessuno vedesse mai nulla. E la presidente ha annunciato che mercoledì vedrà tutti i  coordinamenti dei cittadini della terra dei fuochi per capire e dare risposte.

Su quella Mehari c’erano la mamma di Ilaria Alpi, che con coraggio e determinazione continua a chiedere giustizia per la figlia, i familiari di Graziella De Palo, di Raffaele Ciriello, di Antonio Russo, di Italo Toni, di Maria Grazia Cutuli, di Giuseppe Franzosi, di Dario D’Angelo, di Giovanni Spampinato e degli altri giornalisti uccisi in Italia e all’estero. Per molti di loro  non è stata ancora fatta piena giustizia.

C’era sofferenza e sobrietà nella biblioteca della Camera stamattina, c’era un’Italia ferita che non si arrende e che chiede giustizia e verità. Siamo stati accolti con calore e comprensione dalla presidente della Camera che ha ascoltato tutti, ha preso appunti, non ha tralasciato una parola delle tante dette solennemente in quell’aula. Raramente ci era capitato di essere accolti con tanto slancio e umanità da una così alta carica dello Stato.

E quando davanti alla Camera, la presidente Boldrini è salita sulla Mehari e ha stretto tra le mani il volante che Giancarlo toccava tutti i giorni e poi emozionata ha detto: “Questo volante mi dà forza e coraggio” ho capito che questi 28 anni non erano trascorsi invano, che tutti gli sforzi fatti  dai tanti familiari delle vittime innocenti  erano valsi a qualcosa. Ho capito che le fatiche di questi mesi con Alberto Spampinato, di Ossigeno, avevano raggiunto il loro pieno obiettivo. Da oggi ci sentiamo meno soli.

http://www.inviaggioconlamehari.it

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