“Tre anni in comunità per disintossicare anima e corpo dalla droga”

alicedi Alice Ricciardi

Gli ultimi tre anni li ho trascorsi in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Non come operatrice o volontaria, piuttosto per tentare di riprendere in mano la mia vita e cercare di disintossicare anima e corpo che 15 anni di dipendenze avevano profondamente cambiato. Era stravolto il mio aspetto fisico, il modo di vestire, di camminare, di pensare, di parlare, di interagire con gli altri. Insomma, era cambiato il mio modo di vivere a tal punto che ero fermamente convinta di essere nata in quel modo. Non ero affatto io quella che aveva qualcosa che non andava, erano gli altri, quelli che non capivano, che giudicavano, che ti guardavano dall’alto al basso, con disprezzo o pietà. Ecco, questo era ciò che pensavo fino a tre anni fa .

Ciò che mi ha convinta ad entrare in comunità è stato il fatto di risvegliarmi una mattina di agosto in un letto di ospedale con la sola consapevolezza che ciò che mi rimaneva era un cuore che non voleva smettere di battere. Per il resto niente più patente, macchina, lavoro. Ma soprattutto, in quel momento, mi sono resa conto che oltre a queste cose materiali mi mancava l’affetto, mi mancava da tanto. Allora, l’unico modo per sperare di riprendersi era cambiare qualcosa, provando a continuare a vivere. Alcuni pensano che decidendo di andare in comunità il più sia fatto, ma posso garantire che non è così. Il 20 settembre del 2011 sono entrata in accoglienza. Tutto mi sembrava così strano lì dentro, tanti occhi puntati addosso e quella domanda: “Alice, come stai?”, ripetuta almeno tre volte al giorno. Non la sopportavo e rispondevo sempre in modo laconico. Poi, improvvisamente, e non so per quale motivo, ho cominciato a raccontarmi e ho scoperto di fronte a me non giudizi o condanne ma comprensione e calore. In sette mesi di accoglienza ho rischiato due volte di andarmene, la prima durante l’astinenza e la seconda in un momento in cui mi sono sentita sola, come quando ascolti il vento e vorresti raccontarlo, ma è impossibile perché non va raccontato, va sentito.

Alla fine dei sette mesi mi sentivo guarita, ma il cammino era ancora a metà. Il 16 aprile 2012 sono passata in comunità. Anche in questo caso, all’inizio non mi piaceva nulla di quel posto e dopo un giorno lì avevo già voglia di andare via. Ma tanto valeva tentare, se mi fossi stancata nessuno mi avrebbe costretta a restare. Inizialmente mi chiedevo come fosse possibile mettere insieme tanti tossici e pensare che potessero cambiare. Con il tempo ho capito il senso. Era come essere davanti allo specchio, mi faceva vedere quello che ero: una trentenne con l’animo intossicato e la mentalità di una bambina. C’è voluto tanto tempo per accettarlo. Così come è stato difficile mettere da parte il rancore per le persone con le quali avevo condiviso gran parte della mia vita e che se ne andavano. Ho capito che spesso usavo la mia tragicità per attirare l’attenzione. Ho trovato il coraggio di ammettere la mia voglia di vivere e che farlo mi rendeva felice. Ho smesso di nascondere la mia femminilità. Ho tolto il cappuccio della maglia che usavo sempre per nascondere il viso, ho tagliato i capelli. Mi sono riscoperta bella, coraggiosa, fiera di essere donna. Ho accettato la vita, con rischi e pericoli, ma anche con tanti momenti positivi. Ho imparato a sorridere, ho scoperto di sapere amare e di essere amabile, e questa predisposizione alla vita mi ha portato a conoscere nuove persone, a trovare lavoro.

Adesso, credo che se si parla al mondo poi esso sia in grado di dare una risposta, credo nella capacità dell’essere umano di usare la propria energia positiva per riuscire a far andare le cose nella direzione voluta, credo che la voglia di vivere ognuno di noi ce l’abbia dentro, e che alle volte la si può perdere e per ritrovarla bisogna lasciarsi aiutare dagli altri. E il motivo per cui ho voluto scrivere questo è la speranza di poter essere di esempio a chi, come me in passato, ha perso ogni speranza e a chi non crede affatto che cambiare la propria vita sia possibile.

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Un commento su ““Tre anni in comunità per disintossicare anima e corpo dalla droga”

  1. lucio dice:

    Nella vita ci si può trovare in difficoltà per tanti motivi.
    L’importante, anche se non è mai facile, è cercare di reagire, farsi aiutare dagli altri, cambiare le cose che non vanno e cercare di andare nella direzione giusta.
    GRAZIE