Violenza contro le donne: in Italia 14 centri per uomini maltrattanti

di Alessandra Pauncz

Gli interventi con gli uomini autori di violenza in ambito domestico sono pratica corrente negli Stati Uniti, in Inghilterra, in molti paesi europei da circa 20 anni. In Italia

solo a partire dal 2009 si è cominciato a riflettere su questi temi con l’avvio delle attività del Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM) di Firenze.

Sebbene i Centri antiviolenza abbiano reso pubblica  la necessità di una tutela e protezione delle vittime di violenza  dalla fine degli anni ’80, il problema di cosa fare con gli autori era a lungo rimasto in ombra.

La violenza contro le donne è un problema complesso che investe non solo il piano individuale e relazionale, ma anche e forse soprattutto quello comunitario e sociale. I dati Istat sulla violenza contro le donne evidenziano come circa il 14% delle donne in Italia ha subito una violenza da parte di un partner o ex-partner. Se circa una donna e mezzo su dieci è vittima di una violenza, è chiaro che le spiegazioni non possono limitarsi ad indagini in termini di singole patologie personali o relazionali, ma che devono affondare le radici in una lettura del fenomeno più articolata e complessa.

In tal senso la Convenzione di Istanbul inquadra il problema in termini di violazione dei diritti umani, mettendo in evidenza la necessità di una lettura di genere e di un intervento integrato che includa i programmi per gli uomini che agiscono violenza (art. 16 Convenzione di Istanbul). Quindi gli interventi rivolti agli uomini che usano violenza, tanto nel metodo quanto nei contenuti, devono considerare il contesto sociale e culturale che alimenta le disparità tra uomini e donne e non possono limitarsi al piano individuale, né prescindere da un approccio di genere nella lettura della violenza

Perché è necessario intervenire anche sugli autori della violenza? In primo luogo la violenza contro le donne, agita in larga maggioranza da uomini, è un problema maschile che tende a “scomparire” nelle pratiche sociali: con questo si intende che gli interventi e l’attenzione sono posti prevalentemente sulle vittime. E’ ovvio che ci sia una priorità di intervento a favore della/e vittima/e e che la loro sicurezza debba essere in primo piano, ma quello che invece scompare è la responsabilità di chi agisce la violenza. Questo sia in termini di risposte legali appropriate sia quando si tratta di promuovere azioni che spingano l’uomo ad una assunzione di responsabilità sulle conseguenze delle proprie azioni. In secondo luogo, il lavoro con gli uomini, diretto a far cessare l’uso della violenza nelle relazioni di intimità, risponde alla domanda di molte donne vittime che rifiutano la violenza, ma vogliono mantenere la relazione con il partner, salvaguardando la propria sicurezza.

Questo comporta un particolare riguardo alla tutela della sicurezza della vittima, che a sua garanzia è sempre informata sugli sviluppi del trattamento. Anche nel caso che la vittima decida di andarsene, l’intervento con il maltrattante volto ad interrompere ogni forma di violenza gioca un ruolo fondamentale. Sappiamo infatti che la violenza tende ad aggravarsi con la separazione, se l’uomo è in un programma di trattamento trova uno spazio per l’elaborazione dei propri vissuti emotivi che vengono in questo modo contenuti.

Altra ragione fondamentale è quello di prevenire comportamenti violenti nelle nuove relazioni, in quanto gli uomini devono imparare ad acquisire nuove capacità e competenze per cambiare e conoscere comportamenti alternativi alla violenza e gestire  i conflitti senza prevaricazione imparando ad entrare in contatto con le proprie emozioni e i propri sentimenti. Un punto importante della presa in carico è il sollevare la vittima dalla propria percezione di doversi prendere cura dell’uomo che agisce violenza. Assieme alle motivazioni legati alla sicurezza delle donne esiste anche la questione fondamentali dei bambini esposti in questi casi a violenze dirette ed indirette. Secondo i dati di una ricerca ISTAT (2007), il 62,4% delle 690.000 donne vittime di violenza che avevano figli hanno dichiarato che questi avevano assistito a episodi di violenza. Tra gli effetti della violenza assistita, emerge il rischio che dell’ apprendimento di condotte violente. Sappiamo che gli effetti della violenza assistita sui bambini sono molto gravi, ma meno univoca è la metodologia per intervenire nel riparare le relazioni padre/figli/e in un’ottica di diminuzione del danno ed interruzione della trasmissione intergenerazionale della violenza.

La necessità di spostare la responsabilità della violenza su chi la agisce, la sicurezza delle vittime e la necessità di intervenire alla fonte nella cessazione dei comportamenti violenti assieme all’interruzione della trasmissione intergenerazionale della violenza sono quindi le ragioni fondamentali per sostenere il lavoro con gli uomini violenti. 

A parte i programmi nati all’interno dei progetti di mediazione penale, in collaborazione con il carcere per il recupero di persone che hanno commesso reati e violenze (CIPM di Milano) il primo Centro che nasce con la finalità specifica di lavorare con gli autori di violenza è il CAM (Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti) con  sedi a Firenze e Ferrara, seguiti poi da Roma, Cremona, Olbia e Sassari. Successiva è la costituzione del primo servizio pubblico all’interno di un consultorio che ha predisposto un servizio specialistico per gli autori di violenza – Liberi dalla violenza di Modena.

Dal 2009 al 2015 sono nate diverse realtà che si occupano di questo tema, tanto da essersi costituita una Associazione Nazionale dei Centri per autori di violenza nel 2014 Relive (Relazioni Libere dalle Violenze) che raccoglie i 14 centri italiani che da almeno tre anni si occupano continuativamente di programmi di recupero (il numero complessivo dei Centri che compaiono ad una prima mappatura sono circa 30). Esiste una convergenza dei programmi Relive in Linee Guida condivise mutuate da quelle europee (WWP-EN) che sono state formalizzate attraverso alcuni punti metodologici imprescindibili. Sulla base di un modello ecologico che pone come radice della violenza una chiara lettura di genere basata sulle indicazioni della Convenzione di Istanbul, si evidenzia la priorità della sicurezza delle vittime, l’assunzione di responsabilità di chi agisce violenza e procedure comuni per la presa in carico e il lavoro di gruppo.

Alessandra Pauncz è laureata in Filosofia con indirizzo Scienze Umane e si è formata in Terapia Narrativa presso Institute of Narrative Therapy di Londra. Dal 1994 al 2011 ha lavorato in un centro antiviolenza facendo supporto e consulenza a vittime di violenza domestica. Dal 1999 è componente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Firenze. Nel 2009 ha fondato il primo Centro italiano che si occupa di uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive. E’ presidente dell’associazione Relive e del Centro di ascolto per uomini maltrattanti.

 

 

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4 commenti su “Violenza contro le donne: in Italia 14 centri per uomini maltrattanti

  1. Alessandro Pipino dice:

    Contro la violeza contro donne, oltre la repressione, a mio parere, è indispensabile una profonda Educazione Culturale di base, impartita ad entrambi i sessi, nelle due Agenzie educative 1) la Famiglia, 2) la Scuola. Cordiali Saluti Alessandro Pipino Montebelluna (TV)

  2. lucio accorsi dice:

    Non vorrei essere frainteso ma mi sento francamente di dire che i disgraziati sono sempre attorniati da donne anche bellissime. Le brave persone fanno fatica a rifarsi una vita dopo una separazione o un divorzio.
    Forse c’è qualcosa che non va anche in molte donne…..

  3. poetalc a rettifica dice:

    Essendo un uomo che ha vissuto la giovinezza nelle città indicate nel articolo dove non ho mai avuto problemi sul tema della violenza alle donne semmai il contrario sempre mi sono difeso minacciandole di fare la stessa cosa su di loro, con qualsiasi mezzo

  4. rosanna rutigliano dice:

    la violenza domestica interessa tutti. per una società libera e solidale. Il confronto deve essere puntuale e coraggioso. Come psicologa ho scritto con Cinzia Spriano, uscito a novembre ’16 della nostra esperienza di supervisore per operatori di un Centro Antiviolenza. Si intitola: Fuori da fango. La relazione d’aiuto per superare la violenza di genere, ed. Franco Angeli, Milano, 2016