“Dopo il Brasile, una Carta dei diritti per internet anche in Italia?”

agp_b_Wdi Antonella Giulia Pizzaleo

Il tema dei diritti per Internet è ritornato di attualità nel dibattito internazionale.

Il merito è dell’approvazione da parte della Camera dei Deputati del Brasile del “Marco Civil da Internet”, una Carta dei diritti della Rete per i cittadini brasiliani. La Carta, in approvazione al Senato, è il risultato di un’ampia consultazione dal basso a cui cittadini, associazioni e altri portatori di interesse della Rete, hanno preso parte per redigere una Costituzione per Internet che – come recita il primo dei trentadue articoli – “stabilisce principi, garanzie, diritti e doveri per l’uso di Internet in Brasile”. Nonostante necessiti ancora di aggiustamenti, il Marco Civil rappresenta un risultato storico; Tim Berners Lee, uno dei padri della Rete, sostenitore della necessità di una Costituzione per la Rete, lo aveva considerato il miglior regalo possibile per i 25 anni compiuti dal Web.

Ma il Marco Civil non è solo un successo del Brasile: non solo perché, trattando di diritti per Intenet, riguarda i cittadini dell’intero pianeta, ma anche perché richiama il lavoro pionieristico svolto dal nostro Paese con la proposta analoga dell’Internet Bill of Rights, la Carta dei diritti per Internet. La prima iniziativa italiana in tema risale al 2005, quando, durante il World Summit on Information Society (Wsis) dell’Onu a Tunisi fu lanciato “Tunisi mon amour”,  a un appello a sostegno di una Carta dei diritti della Rete a firma di Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana e tanti altri, tra cui anche Gilberto Gil, Richard Stallman, Lawrence Lessig.

Un anno dopo si tenne Ad Atene il primo Internet Governance Forum (Igf)  dell’Onu e la proposta di una Carta per Internet fu rilanciata dal Governo italiano, rappresentato dall’allora Sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Beatrice Magnolfi, da un gruppo di esperti della Rete – di cui facevo parte in qualità di Consigliere scientifico del Sottosegretario – coordinati da Stefano Rodotà, instancabile promotore di questo progetto. L’Internet Bill of Rights si proponeva di definire dal basso, con la partecipazione paritaria di tutti i portatori di interesse, un insieme di principi che tutelassero lo sviluppo aperto e neutrale della Rete e da cui scaturissero i diritti e i doveri dei suoi utenti; nella convinzione che l’assenza di regole non significhi garanzia di una Rete libera, ma spesso prevalenza degli interessi dei più forti. A completamento della proposta, si poneva l’insediamento presso le Nazioni Unite di un alto garante per l’attuazione della Carta.

La proposta italiana ad Atene portò alla nascita della Dynamic Coalition (gruppi di lavoro spontanei sui temi degli Igf) su Internet Rights and Principles, che ha svolto un’importante riflessione partecipata sui principi fondamentali per la Rete. Nel 2007, all’Igf di Rio de Janeiro, l’iniziativa italiana portò alla firma di una Dichiarazione Congiunta tra i governi di Italia e Brasile (rappresentati dall’allora Sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati e dal Ministro per la Cultura Gilberto Gil), che si proponeva di promuovere l’Internet Bill of Rights. L’accordo Italia-Brasile e l’iniziativa italiana ebbero un riscontro più che positivo: le Nazioni Unite ci citarono come esempio di governance per la Rete e alcuni Paesi (tra cui Argentina, Messico, Ecuador, India e Regno Unito) si dichiararono interessati ad aderire all’accordo.

La fine anticipata della legislatura, nel 2008, interruppe le attività internazionali, nonostante il Ministro per la Pubblica Amministrazione del nuovo Governo, Renato Brunetta, promosse, insieme all’allora Presidente della Sardegna Renato Soru, all’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr di Pisa e ad Isoc Italia, la prima edizione dell’Igf italiano, a Cagliari.

Nel 2012 la meritoria Consultazione pubblica sui Principi della di Internet proposta dall’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo non ha avuto il sostegno sufficiente per attivare un largo dibattito pubblico sull’Internet Bill of Rights. L’attenzione riservata al Marco Civil, anche da parte di molte istituzioni, e la necessità sempre più urgente di tutelare Internet potrebbero forse indicare tempi oggi più maturi per il progetto dell’Internet Bill of Rights?

 Antonella Giulia Pizzaleo si occupa di Internet Governance presso l’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa. È consulente per le pubbliche amministrazioni sui temi dell’Agenda Digitale, delle Smart Cities e dell’Open Government.

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