Gladiola, studentessa Rom con il sogno di una vita normale

gladioladi Gladiola Lacatus

Mi chiamo Gladiola, ho 21 anni, sono Rom e sono fiera di essere una studentessa di economia, iscritta al primo anno. http://www.lauraboldrini.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gifMio papà è Rom rumeno, mia mamma è rumena e ho una sorella più piccola. Viviamo in Italia da quando avevo 13 anni, ovvero dal luglio del 2007.  Appena arrivati, abbiamo vissuto per circa sei mesi nel campo Rom di Cosenza dove, grazie ad una persona che spesso si preoccupava di portare il latte ai bambini che abitavano lì, siamo state iscritte a scuola. Ed era sempre la stessa signora che, ogni giorno ci accompagnava a scuola la mattina e il pomeriggio al dopo-scuola, per imparare l’italiano.

Una notte di fine novembre, purtroppo, è scoppiato un incendio nella baracca. Ci siamo svegliati avvolti dalle fiamme e da quel momento tutto è cambiato. Non dimenticherò mai quella sera, perché è stata l’ultima che ho passato con tutta la mia famiglia. La mamma e la sorellina, urlavano a causa delle ustioni ai piedi e sono state portate in ospedale, dove sono state ricoverate per circa venti giorni. Mio papà, che come me stava bene, è rimasto tutta la notte davanti l’ospedale, in preda alla preoccupazione, mentre io cercavo di assisterle dentro. La mattina seguente, io e papà siamo tornati al campo per vedere cosa era rimasto. Ero scalza perché nella fuga non avevo cercato le scarpe. Al campo non era rimasto più nulla, era tutto in cenere. Alcune persone che vivevano in altre baracche ci hanno dato qualcosa da metterci addosso.

All’uscita dall’ospedale, mamma e la sorellina sono state trasferite in una casa-famiglia perché avevano bisogno di un ambiente sterile per la convalescenza. Io sono stata ospite dalla signora che mi portava a scuola, che ormai chiamavo zia, come faccio ancora perché la considero parte della famiglia. Mio padre, invece, è andato a sistemarsi sotto un ponte. Qualche tempo dopo, lo ha raggiunto la mamma, lasciando a me il posto nella casa-famiglia, che era riservata ai minori. E’ stato un periodo molto difficile e ringrazio molto chi si è preso cura di noi. E’ stata una suora ad accompagnarmi sotto il ponte dove si erano rifugiati i miei genitori.

A distanza di un anno e mezzo da quel terribile avvenimento, purtroppo, papà è stato colpito da un ictus, che gli ha portato via la parola e ha paralizzato tutta la parte destra del corpo. Mia sorella aveva 12 anni ed io 16. Mentre era in ospedale dissi alla suora che se fosse morto mi sarei buttata dalla finestra e che avrei voluto essere seppellita con lui. Ma, fortunatamente, si è ripreso e dopo sei mesi di ricovero è stato trasferito in un centro di riabilitazione, dove è rimasto per alcuni mesi. Successivamente, con la mamma, è stato ospitato in una struttura di accoglienza, dove vivono oggi, anche se fa spesso ritorno in ospedale perché le sue condizioni di salute non sono buone.

I miei genitori non hanno i documenti, non hanno un contratto di lavoro né d’affitto. Io sono riuscita a diplomarmi e ho scelto di iscrivermi all’università in un’altra città, ma con la speranza che un giorno, se mio padre ci sarà ancora, possa realizzare il sogno di riunire la famiglia. Non è facile vivere lontano. Quando torno a Cosenza non ho un posto dove stare, non posso restare in casa con loro, fare cose normali come guardare mamma che cucina o vedere un film insieme e ho spesso il dubbio se non sia meglio lasciare l’università per stargli vicino. Lo scorso ottobre, dopo sette anni di residenza in Italia e sempre con l’aiuto delle suore e dell’assistente sociale dei miei genitori, ho provato a fare una richiesta di aiuto economico, per potere prendere una casa in affitto. Ma non sono entrata in graduatoria e da allora ho perso la speranza di poter tornare a vivere in una casa, con una camera insieme alla mia sorellina. Il fatto che la mia famiglia sia divisa mi strazia il cuore e non riesco a concentrarmi nello studio quanto dovrei.

Tutti pensano che abbiamo sempre vissuto nei campi, anche in Romania. Ma non è cosi. Nel nostro Paese di origine frequentavamo la scuola e mio padre è diplomato. Siamo venuti in Italia perché dopo la morte dei nonni paterni, la loro casa, dove abitavamo anche noi, è stata venduta per dividere l’eredità tra i fratelli. Così papà, non avendo più sufficienti risorse economiche, ha deciso di andare alla ricerca di un’occupazione e di un futuro altrove. In Italia, quando stavamo al campo, faceva il muratore, lo pagavano in nero e lavorava tutto il giorno per una paga di 30/40 euro. Nonostante le difficoltà, ci teneva a fare studiare me e mia sorella. Se riuscirò a laurearmi sarò la prima della nostra famiglia.

Ho scelto di raccontare la mia storia, perché spero che un domani ciò che ho vissuto non tocchi ad altri.

Gladiola Lacatus, ha partecipato, insieme all’Associazione 21 luglio, ad un incontro alla Camera in occasione della Giornata internazionale dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti

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Un commento su “Gladiola, studentessa Rom con il sogno di una vita normale

  1. lucio dice:

    Queste storie mi appassionano e mi commuovono molto. Mentre sto scrivendo ho la pelle d’oca ma sono sicuro che proprio chi ha avuto una vita molto difficile riesca molto più facilmente di altri in tutto. A mio avviso si chiama voglia di arrivare e in questo modo si arriva di sicuro. Grazie per la testimonianza.