La passione civile di Chiara, ricercatrice precaria che non si rassegna

w_foto_1_tagliataChiara Pulvirenti è una ricercatrice precaria. Mi ha scritto la sua storia professionale, piena di tenacia e ostinazione. Ha tanta passione civile, che vorrei fosse  contagiosa.

di Chiara Pulvirenti

“Gentile presidente, le scrivo sull’onda dell’emozione, dopo l’incontro con i giovani ricercatori dell’Università di Catania. Ho lasciato prima l’aula del Rettorato, con una pesante (e imbarazzante) commozione. Mi sono seduta ad un tavolo di un bar della mia bellissima città e ho iniziato a scrivere, perché mi ha convinto che lei ha davvero voglia di ascoltarci.

Sono anche io una ricercatrice. Precaria. Lavoro qui a Catania, ho studiato Storia contemporanea alla facoltà di Scienze Politiche e ho avuto l’opportunità di diplomarmi alla Scuola Superiore insieme ai colleghi che hanno parlato oggi e che sono profondamente orgogliosa di conoscere.

La mia storia a differenza della loro è però piena di sensi di colpa e di inadeguatezza per aver preteso di assecondare i miei sogni. Avrei potuto scegliere di laurearmi in una facoltà scientifica. Magari sarei diventata un buon medico, una discreta insegnante. Sin da bambina mi sono sempre impegnata nello studio con ottimi risultati. Avrei potuto scegliere di intraprendere una carriera più sicura e dare un sollievo alla mia famiglia, che ha seguito con attenzione, cura e dedizione la mia formazione e ha lottato perché potessi cogliere qualsiasi opportunità la vita mi offrisse. Invece ho voluto inseguire il Mio Sogno, quello di scrivere e narrare, di riuscire a catturare la potenza creatrice della parola e farne valore tangibile.

Sono entrata nel mondo accademico senza alcuna ambizione rispetto ai “privilegi” di chi lavora all’Università. Al liceo mi avevano insegnato “come” si racconta, ma dopo la maturità non ero ancora sicura di sapere “cosa” avessi da dire. Poi alla Scuola superiore e in Dipartimento ho conosciuto quelli che ora considero i miei maestri, docenti che mi hanno fatto scoprire la storia del nostro Paese e dell’Europa e ho capito che quello che avevo da comunicare era l’importanza della passione civile e della buona politica, la storia di quei modelli di cui ha parlato oggi, che ben al di là del mito hanno ancora infiniti doni da consegnare alla nostra terra distrutta, lacerata e umiliata da decenni di malgoverno. È avvenuta grazie a questi fortunati incontri la mia “iniziazione” alla ricerca storica.

Il mio primo libro, il mio primo sogno realizzato in pagine e inchiostro, me lo ha ispirato la figura di Altiero Spinelli. Era il frutto di alcuni mesi di studio in archivio sul manifesto di Ventotene, il lavoro di una ragazzina che probabilmente oggi riscriverei radicalmente, ma che ha suscitato inaspettate approvazioni da parte di chi il fondatore del federalismo europeo l’ha conosciuto davvero e ha voluto consegnarmi il Premio Matteotti, incentivandomi a continuare sulla strada contorta, difficile, lo sapevo bene, che avevo scelto. Era il 2007 ed ero al settimo cielo. Sono entrata tremante a Palazzo Chigi, con il sentimento di venerazione e riverenza di una giovane donna che credeva profondamente nel valore delle Istituzioni, che andava su tutte le furie di fronte al qualunquismo di chi accostava la politica all’aggettivo “sporca”, che non aveva mai osato il passo della militanza attiva per un eccesso di timidezza, ma che con estrema fiducia e responsabilità sceglieva i propri rappresentanti.

Poi è iniziata la crisi. Ho vinto il concorso per il dottorato di ricerca in Storia Contemporanea nel 2008 e il mio è stato l’ultimo ciclo di un dottorato in quella disciplina. Ho continuato a scrivere e a studiare furiosamente, a ricercare memorie da diffondere e viaggiando in Spagna, in Inghilterra, in Francia ho scoperto nella mia terra, in Sicilia, l’esistenza di un passato culturalmente e politicamente vivace troppo a lungo celato alla memoria. L’isola sequestrata, fatalista, superstiziosa, immobile è in realtà la patria di una Costituzione d’avanguardia, di uno spirito rivoluzionario precoce, di una comunità scientifica antichissima e interconnessa col resto d’Europa.

Insieme al mio maestro e a un gruppo di colleghi intraprendenti e infaticabili ho lavorato negli ultimi anni a studi e ricerche internazionali sulla storia del Risorgimento, dell’Università, della Rivoluzione e della Controrivoluzione, sulla storia dell’ambiente e sulla Questione meridionale. Ho lavorato giorno e notte. Ma soprattutto ho imparato a convivere con un umiliante e crescente senso di colpa. A che serve la storia in tempi di crisi? A chi dovrebbero interessare le mie ricerche e perché? Chi dovrebbe investire sulla mia carriera e sul mio futuro? A chi serve il mio sogno? Non ricordo nemmeno quando ho iniziato a giustificarmi per il lavoro che faccio e che fino a qualche anno fa mi rendeva tanto orgogliosa.

Sono un’umanista, Presidente, ma c’è ancora spazio per gli storici, i filologi, i filosofi, gli artisti in questo Paese? L’Italia ha deciso di fare a meno del pensiero e della bellezza? Dobbiamo continuare a vergognarci di aver scelto una strada che ha un valore scarsamente produttivo, almeno nel senso stretto del termine? Perché non parlate più della tutela del patrimonio storico e artistico del nostro Paese? Perché mi costringete a scappare e a rinunciare allo studio del passato della mia terra?

Non sempre partire è un’opportunità. Non per tutti lo è. La storia dell’Italia io voglio continuare a studiarla nei nostri archivi, a raccontarla nella mia lingua e alla mia gente. Non ho alcuna paura di viaggiare, di confrontarmi con l’estero e l’ho fatto in diverse occasioni. Ho più amici in giro per il mondo che a Catania, ho una sorella che lavora a Barcellona da 5 anni e che ogni giorno mi chiede di seguirla. Eppure io continuo a credere che il posto per chi vuole lavorare alla tutela della nostra Cultura è qui e non altrove. E ostinatamente, ma non so per quanto tempo ancora, resisto. Qui.

Hanno riso e imprecato nell’aula da cui l’ascoltavo, quando ci ha invitati a innamorarci di nuovo della politica, a sperare ancora che in un Presidente della Camera si possa scoprire un modello. Sa perché? Perché abbiamo già perso il valore del pensiero e della memoria.

Non esortateci a innamorarci della partecipazione civile, costringeteci a farlo. Tornate a parlare di bellezza, prima che l’Italia si dimentichi di essere la nazione più ricca, affascinante e complessa che sia mai esistita”.

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

16 commenti su “La passione civile di Chiara, ricercatrice precaria che non si rassegna

  1. Fabrizio dice:

    Anche io, mi trovo nella tua situazione ed ho scritto alla Boldrini, ma dopo mesi di nulla in tal senso, credo che sia meglio lasciare questo paese, magari, quando i nostri politici avranno finito di distruggerlo, potremmo ritornare per ricostruirlo.
    Auguri

  2. Ho letto con attenzione la bellissima lettera di Chiara, che ho apprezzato fino in fondo. Chiara si è data da fare davvero, ha lavorato giorno e notte per non perdere se stessa e la fiducia che ripone ancora, malgrado tutto, nella politica del “benessere”, in quella politica di cui sicuramente avrà letto sui libri, quella politica che non ha niente a che fare con il lavoro che i nostri eletti hanno fatto, stanno facendo e, purtroppo, continueranno a fare. Perché non è possibile che cambi qualcosa. Almeno, in meglio. Dai tempi dei filosofi greci, quando la politica si faceva per il bene dei cittadini, resi partecipi alle discussioni che riguardavano il benestare della “polis”, discussioni che si sviluppavano nel famoso “agorà” e quando erano i cittadini stessi a nominare i magistrati, molto è cambiato e sempre in peggio. Chiara ha realizzato il suo “Sogno” e questo mi rende felice. Poiché, di questi tempi, di solito i sogni restano tali. Ma ha ancora molto da dare, tantissimo e questo mi preoccupa. Sono angustiato per Chiara, che lotta per continuare a realizzare sogni nella sua terra, ci crede ancora, ma penso che, spero di sbagliarmi, non resisterà più a lungo. Il clima italiano è ormai fetido, il Paese è allo sbando, in balia della volubilità dei nostri politici e, soprattutto, dei loro interessi personali, che non basterebbe un’enciclopedia per elencarli tutti. Chiara, come tantissimi altri, non ha più opportunità nel Belpaese – a chi sarà venuto in mente questo sproloquio! -, perché tutti noi ci rifugiamo nella solita speranza che qualcosa cambi. Mai è accaduto. Anzi, i cambiamenti ci sono stati… Io ho fiducia in Chiara e in lei Presidente, ma siete solo in due.

  3. Barbara dice:

    Complimenti Chiara, nelle poche righe che scrivi hai fatto nascere in me il desiderio di conoscere meglio il mio paese, la nostra storia. È solo attraverso una conoscenza approfondita delle nostre origini che comprendiamo il presente e soprattutto lo apprezziamo! Continua nel tuo sogno, l’Italia ha bisogno di qualcuno che riesca a trasmettere con semplicità ed eleganza, come hai fatto tu, la curiosità di conoscere il nostro passato. Questo proprio per smetterla di esprimere facili e rapidi giudizi. Hai il dono di parlare al cuore della gente! Quindi, per quello che conta, continua!

  4. maurizio benfatto dice:

    La lettera e’ bellissima, scritta da una persona vera, innamorata di quello che sta facendo e che vorrebbe continuare a fare, possibilmente nel suo paese. E’ la storia di molti di noi ricercatori, e’ stata la mia storia quando ho iniziato a fare il ricercatore nell’istituto nazionale di fisica nucleare, quasi 30 anni fa. La differenza e’ che allora nonostante tutto si aveva un prospettiva ragionevole di poter trovare un posto permanente (alla fine lo si deve avere, specialmente in un mestiere del genere) lavorando bene e vincendo un concorso, ora pur lavorando bene non si ha la possibilita’ di vincere niente. Noi abbiamo tutto bloccato fino al 2017, non possiamo recuperare i posti delle persone andate in pensione, e ci stiamo invecchiando. Vengono alcuni ragazzi nonostante tutto, sono bravi, alcuni rimangono con contratti precari francamente indecenti altri se ne vanno fuori vincendo posizioni in varie parti del mondo. Ma si puo’ continuare in questo modo? Io lavoro molto fuori e le cose vanno in modi totalmente differenti…….

  5. GIO BATTA dice:

    Fino a che ci sono donne così, si può sperare in un cambiamento radicale della vita e della politica italiana e
    si può solo essere orgogliosi di donne così …

  6. Cecilia dice:

    Ho divorato ogni parola, che avrebbe potuto uscire dalla mia penna. Precaria della ricerca biomedica senza prospettiva, che crede con ostinazione nel mestiere che ha scelto, curato e costruito negli ultimi 13 anni, che crede che ne valga la pena. Di credere. Di resistere. Di combattere. E di farlo qui. Eppure. Eppure c’è la vita che chiede, i miei figli, il loro futuro, il loro presente. E allora non lo so se resisterò , se in questo lavoro, se in questo paese. Perché non lo so se una presidentessa di cui ho stima profonda possa fare la differenza, non so più se la differenza si potrà fare. Intanto comunque dal profondo del cuore in bocca al lupo a Chiara, perché trovi le possibilità che merita, e perché possa giocarsele.

  7. Mariana dice:

    Brava Chiara, la tua lettera mi ha fatto piangere. Io ho 18 anni e il sogno di fare il magistrato: forse non ci riuscirò, ma perché non lottare per i propri sogni? Il mondo del lavoro ci chiede solo produttività, ma io vorrei che la coscienza critica, l’entusiasmo e la passione di cui noi giovani siamo capaci contassero ancora qualcosa nel nostro Paese! Un grazie alla Presidente Boldrini, che continua a dar voce a tutti noi!

  8. Graziella dice:

    Sono rimasta affascinata e commossa dalle parole di Chiara, di cui potrei essere la nonna. Io ho vissuto negli anni del dopo-guerra , anni in cui c’erano vaste opportunità per i giovani e la gente aveva coraggio e spirito d’iniziativa che quasi sempre veniva premiato. Oggi mi sembra che sia diffuso un senso di rassegnazione per alcuni, un desiderio di ignorare la realtà per altri, per continuare a vivere una vita tranquilla ignorando volutamente la disperazione e la fatica di quanti vogliono costruirsi un futuro. La lettera di Chiara fa ben sperare. Questi sono i giovani che costituiscono le fondamenta dell’Italia futura ed io mi auguro che finalmente i nostri politici se ne accorgano. Ma non basta. Dobbiamo tutti insieme fare in modo che il cambiamento avvenga. A Chiara tutta la mia ammirazione e la mia approvazione (per quanto può valere) per il coraggio di voler continuare il suo lavoro rimanendo in Italia. Sarà ( e glielo auguro di cuore) uno dei mattoni per la costruzione della nuova Italia.

  9. rossana dice:

    BRAVISSIMA!

  10. andrea dice:

    Mi dispiace dirtelo, Chiara, questa lettera bellissima, cruda, attuale e realistica non sarà compresa da chi dovrà leggerla. Parlo proprio di ignoranza nel senso puro del termine! …Non sanno nulla di bellezza, storia…. Sono vuoti e sterili, come i provvedimenti e le “manovre” che emanano cercando di arrancare e di dimostrare almeno una qualche competenza mentre continuano a uccidere materialmente vite umane per rimpinzarsi le tasche, loro e dei loro discendenti.
    Questo Paese, il tuo, il mio, ha bisogno di persone come te, tuttavia espatriando potresti continuare a dare il tuo contributo. Forse fuori da questo incubo riusciresti a raccontarlo ancora meglio; quando tornerai nell’Italia guarita ed epurata da questi esseri immondi troverai il Paese che ami, che amo.

  11. vincenzo di gangi dice:

    Anch’io ho studiato la storia della nostra Sicilia, soggetta sempre a tanti domini stranieri che l’hanno sfruttata sì, ma anche arricchita di cultura e abbellita di opere d’arte. Sono innamorato anch’io della mia Terra, di questa nostra isola del sole che l’assenza dello Stato ha fatto sì che vi ha dominato in sua vece un’organizzazione malavitosa che ne ha impedito lo sviluppo e i nostri migliori giovani sempre via, a cercare fortuna fuori, col pianto nel cuore e il vivo desiderio prima o poi di ritornare. Come diceva il Principe Tomasi di Lampedusa che se siamo cresciuti qui ci siamo costruiti sul corpo una spessa scorza di sicilianità, per cui nessuno potrà mai toglierci l’amore per la nostra terra. Anch’io ho due figlie coltissime, ma non perchè sono le mie figlie, ma i risultati massimi negli studi e senza raccomandazioni, lo attestano. Anch’esse vorrebbero trovare lavoro qui e avrebbero necessità di lavorare, avendo ormai superato i 30 anni da qualche anno, e poi io sono, ormai, anziano e loro economicamente dipendono da me in tutto e per tutto, e, purtroppo, non hanno alcuna prospettiva di trovare quel lavoro pensando al quale si sono preparate ed hanno compiuto brillantemente gli studi. Ma quanti giovani in gamba nelle condizioni analoghe delle mie figlie, cioè di disoccupati che preparano la valigia senza avere una meta precisa dove recarsi per realizzarsi! E cosa fanno i Politici? Giochicchiano e si trincerano dietro i guai giudiziari di un arrivista perché non sanno che pesci prendere e, pensano soltanto come tutelare i propri interessi e come sistemarsi per il futuro con laute pensioni.
    Io se fossi giovane, come facevamo nel 48, propenderei di mandare a casa questi incapaci con la violenza, visto che non se ne vogliono andare spontaneamente, altro che votarli ancora! Eppure li rivoteremo nuovamente a marzo. Ed allora….!? Non diremo, però, mai: Mea culpa, mea maxima culpa.

  12. Maria dice:

    “Dobbiamo continuare a vergognarci di aver scelto una strada che ha un valore scarsamente produttivo, almeno nel senso stretto del termine?”. No, Chiara, non dobbiamo. La colpa non è di chi, come te, si impegna, fatica, ci crede; e tanto meno quindi il senso di colpa ti deve appartenere.
    Uno Stato che non ha più voglia di investire sulla sua storia, il suo territorio, la sua arte, la ricerca scientifica perde consapevolezza di sè e, soprattutto, perde lungimiranza, perde capacità di immaginarsi e costruirsi.
    L’unica cosa che possiamo fare è non perdere anche noi quella lungimiranza perchè con essa si perde anche la possibilità di ripartire.
    Ti auguro buona fortuna, davvero.

  13. diana dice:

    Cara Chiara, sono uno storico dell’arte capisco e condivido tutto ciò che scrivi.
    Credo che la tua situazione riguardi molti di noi, è un po’ una delle parti della medaglia che chiamiamo fuga dei cervelli all’estero.
    Onestamente la mia esperienza rispecchia la tua medesima perseveranza e lo stesso amore per la ricerca d’archivio che rimane basilare per qualsiasi mio lavoro.
    Anch’io mi sono chiesta e interrogata più volte su una possibile dipartita da un paese che “con la cultura non si mangia” ove purtroppo antimeritocrazia e spintarelle paiono essere all’ordine del giorno ma a gran voce ti invito a fare la differenza.
    Facciamo la differenza e continuiamo a perseverare prima o poi (anche se speriamo il poi non sia troppo in là) qualcosa vedrai che accadrà, è un insieme di circostanze, c’è chi è più fortunato e chi invece deve attendere molto tempo, io al tuo posto mi porrei il problema del come mantenermi nel frattempo o forse di ridimensionare un po’ le aspettative che forse hai, non vuol dire mollare, devi continuare a sognare ma talvolta bisogna scontrarsi con una realtà ben lontana da ciò che speravamo. Tieni ben presente cosa ami e persevera ma non chiuderti ad esperienze collaterali che possono inaspettatamente aprirti nuove strade e pubblica, pubblica il più possibile e rispondi con i fatti che valgono più di tante parole o promesse.

  14. Vittorio dice:

    Gent.le Chiara, leggere la Sua lettera, inviata alla sig.ra Boldrini, mi ha molto emozionato e commosso. Sono di età piuttosto avanzata e sinceramente molto deluso degli uomini politici che hanno ridotto la nostra bella Italia in condizioni pietose.Ma venire a conoscenza che ci sono giovani, come Lei, piene di energia, tenacia ed innamorate della nostra stupenda Patria, mi rialza il morale e la fiducia che, finalmente, qualcosa in meglio sta cambiando. Per fortuna, sta nascendo una nuova classe politica (mi riferisco alla sig.ra Boldrini, il sig. Renzi ed tanti e, soprattutto, tante altre) che ha intenzione seria di innovazioni. Speriamo che la burocrate, egoista ed arraffona vecchia classe politica la lascia governare.Complimenti vivissimi ed auguri sinceri per un brillante e meritato avvenire.