“Orgoglioso dell’Italia che salvò mio padre migrante vietnamita dalla morte in mare”

LorenzoCheScrive-wdi Lorenzo Nguyen

“Poco fa, navigando su internet, mi sono imbattuto nella sua intervista su ‘La Stampa’, a proposito dei flussi migratori e della loro gestione in questo ultimo periodo.

Mi ha colpito molto quanto ha raccontato delle emergenze umanitarie di cui è stata testimone e soprattutto la sua riflessione sul significato della parola ‘emergenza’, che per molti degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste in questo periodo significa ‘pericolo di vita’. Anch’io spesso medito sulle condizioni degli immigrati e soprattutto sui provvedimenti adottati dal nostro paese e sull’atteggiamento di tutti noi italiani.

Io sono nato in Italia, ho 16 anni e vivo a Torino, ma mio padre è vietnamita, fuggito dalla guerra a undici anni, la stessa età – anno più, anno meno – in cui ho deciso di mettere per iscritto il racconto del suo viaggio, perché sono del parere che una storia come quella di mio padre non possa essere dimenticata. Il racconto, che s’intitola ‘Un’altra isola’ ed è stato pubblicato qualche mese fa, comincia con l’invasione della Cambogia da parte del Vietnam, nel 1978.

Dopo la guerra per l’indipendenza dalla Francia e quella per la riunificazione del Paese, una terza guerra si abbatté sulla popolazione. Per far fronte alle molti morti provocate dai precedenti conflitti, questa volta fu chiamato a combattere chiunque avesse più di quattordici anni. Non c’era alternativa: per avere un futuro si poteva solo fuggire.

Una delle cose che più mi ha colpito mentre mio padre mi raccontava la sua storia è come sia scampato alla morte. Nel luglio del 1979, disperso nelle acque malesi, col motore della barca rotto e i viveri quasi esauriti, fu salvato da una nave italiana, la Vittorio Veneto, che ha raccolto tutti i profughi e li ha condotti a Venezia. La nave però non era lì per caso: era proprio suo compito soccorrere i migranti vietnamiti insieme ad altre due navi, insomma, quasi una flotta mandata dall’altro capo del mondo a soccorrere i naufraghi!

E, devo ammetterlo, quando mio padre mi raccontò del suo arrivo in Italia, mi sentii davvero orgoglioso del mio Paese, fiero dell’umanità di cui era stato capace e, sono convinto, può essere ancora capace”.

Lorenzo Nguyen è nato a Torino nel 1998. Ha scritto ‘Un’altra isola’ all’età di 12 anni, come compito in classe quando frequentava la scuola media Altiero Spinelli. Oggi è studente del liceo classico e segue il corso di pianoforte al conservatorio. Il racconto è stato pubblicato da Loescher editore.

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6 commenti su ““Orgoglioso dell’Italia che salvò mio padre migrante vietnamita dalla morte in mare”

  1. Pietro dice:

    Spett.Le Presidentessa della Camera Boldrini ,vorrei sapere se i gesti umanitari che Le fa onore. Ma non crede di pensare anche ai disagiati Suoi Connazionali? Come per il mobbing, e la ripresa del piano case popolari per famiglie e per i padri sepaati?

  2. angela rita iolli dice:

    Molti dimenticano che la parola profugo ha già insito quel favorire la fuga dovuto alle condizioni invivibili del proprio paese natio. Le guerre troppe volte hanno prodotto questi flussi migratori in cerca di vite migliori. La storia del padre di Lorenzo è emblematica in tal senso ed aiuta a capire la drammaticità di certe scelte. Se si vuole un futuro migliore non c’è altra alternativa che la fuga. Il nostro Paese in tal senso si configura esattamente come un’altra isola, dove la vera umanità non è mai mancata. Sii orgoglioso di tuo padre Lorenzo e del suo percorso, senza il quale non ci sarebbe stata speranza né futuro per lui e per te che sei nato dopo. Ti auguro di fare del tuo futuro uno strumento di vita da portare avanti con orgoglio e dignità. Quella che ogni guerra toglie all’essere umano.

  3. ugo bolle dice:

    Questo e ‘ un bellissimo esempio che dovremmo sempre tener presente. Grazie Boldrini !!!

  4. elisabetta dice:

    Caro Lorenzo, la storia raccontata, una storia vera, mi riempie di gioia per ciò che l’Italia ha fatto e fa nei confronti di coloro che son costretti a lasciare la propria terra. Tu sei orgoglioso di appartenere al nostro paese e bisognerebbe esserlo tutti, anche se spesso dubitiamo delle nostre azioni, di come è gestita la cosa pubblica, della corruzione e altri misfatti, che danneggiano voi giovani e non fanno crescere il Paese. Il futuro è nelle tue mani, nelle tue capacità, nella forza della tua intelligenza; il futuro dei giovani e di quelli un po’ meno è nel coraggio di lottare per cambiare le cose, di farsi sentire con voce pacata, ma determinata, da chi gestisce il potere perché agisca in fretta. Il momento drammatico la richiede.

  5. Lorenzo dice:

    Cara Angela,
    grazie mille delle belle parole, sono certamente molto orgoglioso di mio padre che ha vissuto da protagonista queste vicende di guerra e penuria ed è sopravvissuto. Purtroppo le guerre, oltre a causare la perdita di molte vite, spesso lasciano spogli di dignità e di ideali anche chi alla vita è rimasto aggrappato con infiniti rischi. E’ per questo motivo che ho scritto il racconto della sua storia, per esaltare le capacità di mio padre e dei suoi compagni di viaggio, ma anche dell’Italia, che andando dall’altra parte del mondo per soccorrere profughi, ha loro ridato non solo una nuova esistenza, ma soprattutto orgoglio e valori in cui credere. Buone vacanze, Lorenzo

  6. Lorenzo dice:

    Cara Elisabetta,
    quando mio padre mi raccontò la sua storia era l’estate del 2011 e le vicende degli sbarchi e purtroppo dei naufragi dei profughi erano all’ordine del giorno, perchè proprio in quel periodo il Maghreb era attraversato da terribili guerre civili. Onestamente anch’io ero rimasto perplesso dalle difficoltà dell’Italia e dell’Europa nell’accogliere gli immigrati.
    Grazie al racconto di mio padre, però, mi resi conto che l’Italia non aveva sempre avuto quell’atteggiamento di diffidenza e rifiuto in situazioni del genere. Ed è proprio su questo punto che ho insistito, perchè il mio racconto è proprio quella che tu definisci la mia voce pacata, ma determinata. Il fatto che la mia lettera sia stata letta e presa in considerazione dalla Presidente, mi riempe di orgoglio e credo possa dare un senso a quanto ho fatto. Con affetto, Lorenzo