Il sacrificio di Arcevia che ci ha donato la libertà

Ad Arcevia, nelle Marche, piazza piena per commemorare la strage nazifascista di 69 anni fa, e per dire grazie a chi ci ha fatto dono della democrazia.

Qualcuno di loro era vicino al palco stamattina, col fazzoletto tricolore al collo e con gli occhi lucidi. È una battaglia di libertà nella quale dobbiamo sentirci impegnati anche oggi. Tante le libertà da difendere, in primo luogo la libertà dal bisogno. Il nemico principale della democrazia, oggi come in passato, è la mancanza di lavoro. Per questo l’occupazione deve essere oggi la priorità assoluta delle istituzioni. Per un’esigenza di giustizia sociale, ma anche per difendere e rafforzare la democrazia.

Testo intervento in ricordo dell’eccidio di Monte Sant’Angelo

Ho voluto essere qui oggi, da marchigiana e da antifascista, per ricordare il contributo che la nostra Regione ha dato alla lotta contro il nazifascismo e per la libertà.

Nel mio discorso alla manifestazione del 25 Aprile a Milano, ho citato alcune parole che Piero Calamandrei rivolse ai giovani dieci anni dopo la Liberazione. “Se volete andare in pellegrinaggio – disse Calamandrei – nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.  Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”. Ecco,  la Costituzione è nata anche qui, ad Arcevia, perché in questo luogo  tanti ragazzi scelsero la Resistenza e combatterono per la libertà degli italiani e perché qui, a Monte Sant’Angelo, c’è stato uno dei più orrendi massacri messo in atto  dalle truppe fasciste e naziste, durante la loro ritirata, il 4 maggio del 1944. Qui vennero trucidati oltre settanta civili, tra cui una bambina di sei anni, Palmira Mazzarini. Tra i tanti venne ucciso anche un giovane partigiano jesino, Eraclio Cappannini, medaglia d’argento al valor militare, la cui lettera ai familiari è raccolta nelle Lettere dei Condannati a Morte della Resistenza Italiana.

Lasciate che io rivolga innanzitutto un pensiero commosso alle vittime di quell’eccidio, a quei combattenti per la giustizia, a quegli uomini e a quelle donne il cui sacrificio ci ha donato la libertà e la democrazia. E lasciate che io abbracci i familiari di quei nostri martiri e dica loro grazie e ancora grazie, per la testimonianza che continuano a dare di una memoria che non può spegnersi, ma deve continuare ad alimentare la vita civile del nostro Paese. Questa montagna è uno dei memoriali più importanti della Resistenza. Per questo ritengo che il territorio di Monte Sant’Angelo non debba essere violato da alcuna attività economica e industriale, ma debba essere conservato come luogo di valore storico e valorizzato dal punto di vista paesaggistico e culturale. Lo prevede anche una proposta di legge regionale che è stata opportunamente presentata. Sono certa che le istituzioni locali si muoveranno in questa direzione.

Quelli erano allora i nemici della libertà : il fascismo, che aveva demolito la dignità dell’Italia gettandola in un’avventura bellica disastrosa, e i nazisti che occupavano le nostre città e le nostre campagne annientando ogni anelito di indipendenza e terrorizzando la popolazione civile. Poi,nei decenni che seguirono la nascita della Repubblica, i  nemici della libertà, dismesse le camicie nere, hanno indossato altri abiti e messo in atto la “strategia della tensione”.  Hanno ucciso servitori dello Stato, giornalisti, uomini politici, hanno fatto esplodere il tritolo nelle stazioni ferroviarie, nelle banche, sulle autostrade. Hanno tramato nell’ombra contro la democrazia, godendo della complicità di settori deviati dell’apparato dello Stato. Stragi impunite. Depistaggi. Mandanti senza nome. Non è tollerabile!

Lo so, sono tanti anni che chiediamo la verità sulle stragi. Ma non ci dobbiamo arrendere perché la verità è essenziale alla democrazia. E allora salti ogni copertura, ogni velo, ogni segreto e venga restituita agli italiani verità e giustizia . Lo dobbiamo a chi è giovane oggi. Lo dobbiamo a chi era giovane tanti anni fa e conobbe la morte per mano fascista e nazista. La libertà ha ancora oggi i suoi nemici.

Nonostante il divieto esplicito della Costituzione a ricostituire il partito fascista e nonostante la legge condanni l’apologia del ventennio, agiscono ancora, e non sempre nell’ombra, gruppi che si richiamano al fascismo e al nazismo. A Varese c’è stato un raduno pubblico per festeggiare il compleanno di Adolf Hitler. E non ho sentito proteste. In un Comune del Lazio è stato eretto un monumento al Maresciallo Graziani. Lo ha deciso l’amministrazione comunale, una istituzione della Repubblica. Al cimitero di Milano, in occasione del 25 aprile, c’è stata una cerimonia commemorativa dei soldati di Salò. Lasciatemelo dire : si è troppo abbassata la guardia !  Non sono episodi di folclore. Sono fatti gravi e pericolosi che non debbono accadere, perché mirano a colpire la nostra democrazia.

Ma rimango convinta che oggi il nemico principale  della libertà sia la mancanza di lavoro. Quando la crisi sociale produce disoccupazione e quest’ultima  disperazione, si creano le condizioni  per il sostegno popolare ad avventure autoritarie di vario segno. Accadde così con il fascismo, che fece leva sulla disoccupazione di massa successiva alla prima guerra mondiale. Accadde così con il nazismo, risposta totalitaria alla grande crisi del ’29. Sta accadendo ora, in diverse parti d’Europa, con l’insorgenza di movimenti neonazisti e xenofobi. Per questo il lavoro è la priorità assoluta. Per una esigenza di giustizia sociale, certo. Ma anche per difendere e rafforzare la democrazia.

Non è davvero un caso che  i costituenti vollero aprire la  nostra Carta fondamentale con quello splendido articolo 1 : “ L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.  Democrazia e lavoro : un binomio inscindibile. I partigiani, gli antifascisti, i movimenti democratici si battevano per  la fine del fascismo e perché, insieme al fascismo finissero la guerra e  la fame. Per il lavoro e per la giustizia sociale. La lotta per la libertà aveva un contenuto patriottico – contro l’occupazione nazista – e un contenuto sociale, contro la povertà e contro le ingiustizie. Per questo combattevano anche  i partigiani che per mesi contrastarono le truppe nazifasciste sui monti delle Marche. Per questo combattevano anche qui,  a Monte Sant’Angelo. A loro va il nostro ricordo e la nostra infinita gratitudine.

Tra poco, in questa piazza, le scuole di Arcevia metteranno in scena un lavoro teatrale sulla Resistenza, frutto di un percorso formativo sui valori della democrazia e  della legalità. Ringrazio gli insegnanti, gli studenti, gli operatori che hanno reso possibile questo evento. Sono iniziative importanti, che meritano il sostegno di tutti noi.

Care amiche e cari amici. Vogliamo che l’Italia sia un Paese più giusto. Lo vogliamo per i nostri figli e per i nostri nipoti. Ma lo desideriamo anche per onorare nel modo migliore la memoria dei caduti per la libertà. “Rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che (..) impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Questo ci chiede di fare l’articolo 3 della Costituzione. Questo siamo impegnati a fare, nelle istituzioni, nelle città, nei luoghi di lavoro e di studio. Perché la libertà, anche la libertà dal bisogno, va continuamente conquistata e riconquistata. E’ la nostra missione. E’ la scelta di una vita. Ne vale la pena.

Grazie.

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