“Io vittima del Gratta e vinci, nell’incubo dopo la prima modesta vittoria”

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Slot-machine, videopoker e lotterie attirano un numero sempre più grande di persone.

I dati sono impressionanti: le famiglie italiane a rischio indebitamento a causa del gioco d’azzardo sono circa 3 milioni. Per questo ho deciso di partecipare ad un’iniziativa organizzata dai promotori della campagna nazionale ‘Mettiamoci in gioco’, che si tiene sabato 25 gennaio a Firenze. Sarò con loro in un locale pubblico in cui le macchine mangiasoldi verranno simbolicamente sigillate perché non ci si deve rassegnare all’idea che ci si possa rovinare la vita per questo. Dalla ludopatia si può uscire. Nell’articolo seguente una persona che ha faticosamente affrontato e superato il problema ci parla della propria esperienza.

“Raccontare la mia storia non è facile. Se un tempo mi avessero detto che sarei diventato dipendente da qualcosa non ci avrei creduto. Non avevo e non ho mai avuto vizi particolari: non ho mai avuto problemi di alcool, nonostante apprezzi una birra ogni tanto, non ho mai avuto problemi di tabacco, nonostante fumi qualche sigaretta, e il gioco d’azzardo non mi aveva mai attratto. Anzi per professione, avendo un titolo di studio specifico per lavorare nel sociale, mi occupo di persone che hanno difficoltà e mai avrei creduto di trovarmi al loro posto.

Avevo tutto quello che mi serviva nella vita: una moglie che amavo, un lavoro che mi piaceva e un hobby che un po’ alla volta divenne una sorta di altra professione: avevo un allevamento di api per produrre il miele e questo mi permetteva il contatto con la natura e una serenità che tanti miei colleghi e amici invidiavano. Non c’era nulla che mi mancava ma quasi per caso un giorno presi un ‘Gratta e vinci’, al posto del resto in un’edicola, e fu l’inizio della mia fine. Con quel maledetto biglietto vinsi un bel premio: 1.000 euro.

Era la prima volta che vincevo qualcosa e col senno di poi riconosco che fu questo episodio determinante che mi portò a riprovare più volte la fortuna in seguito. Inizialmente fui molto contento e lo raccontai agli amici ridendoci sopra. Poi, poco alla volta, mi resi conto che avevo voglia di riprovare l’emozione provata in quell’occasione e mi ritrovai con una frequenza crescente a comperare i tagliandi. Ogni tanto vincevo, molto spesso perdevo. Ma nella mia mente rimanevano molto vivi i ricordi delle vincite, mentre quelli delle perdite si diluivano e sparivano. Ogni volta che vincevo raccontavo agli amici quanto ero stato fortunato e nel tempo coinvolsi anche altri amici a giocare con me. Iniziammo a giocare anche ad altro: alcune scommesse sportive, un giro ogni tanto al casinò e qualche altra attività che ci permetterà di avere un’adrenalina che nella vita comunque non trovavamo più.

Mi resi conto gradualmente che spendevo molti soldi ma ero certo che sarebbero tornati indietro. Infatti a volte vincevo anche cifre importanti ma non mi accorgevo di essere caduto all’interno di un gioco da cui non riuscivo più a uscire. Tutto mi divenne chiaro una sera: ero fuori con gli amici a parlare di quello che più ci attraeva: la chiamavamo la “f” maiuscola: la Fortuna.
Mia moglie mi telefonò e io non risposi preso com’ero dai discorsi legati al gioco e alle scommesse che stavamo preparando, solo più tardi la richiamai e scoprii che aveva avuto un grave incidente in auto. L’auto aveva sbandato sulle strade di collina dove abitavamo e mia moglie era andata contro un muro ed era finita al pronto soccorso.

Solo dopo quell’episodio ho cominciato a riflettere seriamente su ciò che il gioco voleva dire per me; per il tempo dedicato il gioco e per i soldi dedicati a questo avevo dovuto iniziare a vendere anche diversi alveari che con fatica ero riuscito a far crescere, riducendo quindi il miele prodotto e con esso il mio sogno di potermi realizzare in quel settore. Il tempo dedicato al gioco aveva preso il posto di quello della famiglia, stavo trascurando tutto, a partire da mia moglie. Chiesi aiuto a un’associazione e solo dopo riconobbi con l’aiuto degli operatori le mille dinamiche mentali che un po’ alla volta mi legavano al gioco d’azzardo e mi portavano via delle cose che in realtà erano molto più importanti.

Dopo alcuni mesi di terapia gli operatori mi diedero le dimissioni e oggi finalmente posso dire che il problema è definitivamente superato; vivo una bella vita con la mia splendida moglie, ho un numero sempre crescente di arnie e sono certo che prima o poi vivrò grazie alla vendita del mio miele, certo di aver chiuso con la tentazione della “f” maiuscola”.

Al link che segue un’altra testimonianza:

“Nel vortice delle scommesse per non pensare alle mie preoccupazioni”

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4 commenti su ““Io vittima del Gratta e vinci, nell’incubo dopo la prima modesta vittoria”

  1. nicola quadraro dice:

    Incredibili conseguenze di una vincita “modesta” al gratta e vinci. Grazie di aver pubblicato questa vicenda.

  2. Franca Nardi dice:

    Il problema della ludopatia come il bere, il consumismo sfrenato, il mangiare è legato alla solitudine, alla mancanza di luoghi di incontro e di socializzazione soprattutto nelle grandi città: spesso la domenica coppie anziane si ritrovano al bingo o in altri luoghi simili semplicemente perché non c’è altro da fare … Anche le città sono diventati non-luoghi dove la gente si ammala di indifferenza!

  3. lucio dice:

    Grazie davvero di aver pubblicato questa storia che deve far riflettere. Mi viene da fare una riflessione. Servono davvero tutti quei giochi che ci sono in circolazione? O servono solo per creare illusioni nella povera gente? Se forse tutti avessero ciò di cui hanno bisogno forse….. Ne dico solo una e cioè un lavoro che possa permettere a tutti di vivere in modo dignitoso.

  4. Alessandro dice:

    Purtroppo, al di fuori dei molti centri di ascolto ed operatori sociali dedicati alla causa, non corrispondono dei validi ammortizzatori sociali per far fronte al danno patrimoniale subito da chi incappa in queste situazioni (per così definirle).