‘La giornata’ di Paola Clemente, morta di fatica per 2 euro all’ora

“Morta di fatica per due euro l’ora”. Come si fa a morire di sfruttamento per 2 euro l’ora, oggi, nel nostro paese? Abbiamo molte contraddizioni da risolvere: siamo davanti alla quarta rivoluzione industriale, parliamo di intelligenza artificiale, parliamo di robot ma si continua a morire per due euro l’ora. E’ quello che successo a Paola Clemente, la cui storia è al centro di questo docu-film prodotto dalla Cgil e presentato a Montecitorio.

La sua drammatica vicenda, mi ha spinto, da Presidente della Camera, nel 2016 ad organizzare un incontro, per il Primo Maggio, in un’azienda confiscata alla mafia nella campagna di Mesagne. Un momento che ricordo con grande intensità. C’erano tantissime donne braccianti, venute da diverse località della Puglia.

Certo, non fu una festa, non poteva esserlo con il racconto di Stefano Arcuri, il marito di Paola Clemente, che era seduto accanto a me -. C’era Lucia Pompigna, c’erano le altre donne che poi sono venute a trovarmi con la FLAI CGIL a Montecitorio. E sono entrata nel vivo di una realtà fatta di tanti sentimenti: rabbia, orgoglio e anche dolore. E c’era, però, anche la voglia di non rassegnarsi: dopo quello che era accaduto a Paola si voleva reagire e cambiare rotta. Ho sentito una responsabilità aggiuntiva perché, avendo conosciuto quella realtà, dovevo fare tutto quello che potevo per migliorare la condizione di quelle lavoratrici e di quei lavoratori.

E la risposta all’impegno di tanti è stata l’approvazione della legge contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura. La sera del 18 ottobre di un anno fa, penso di non essere stata la sola a a pensare a Paola Clemente mentre il tabellone dell’aula diventava verde. Penso che nell’emiciclo di Montecitorio in molti abbiamo avuto questo pensiero: vedevo tutte quelle lucette verdi, era l’unanimità tranne 20 astensioni. E quando ho firmato quella legge ho sentito il senso profondo di rappresentare le istituzioni, il cambiamento che si poteva mettere in atto. Si poteva fare qualcosa di buono per la vita vissuta delle persone, cercare di riscattarle con una legge.

C’è il processo in corso per Paola. Mi auguro e spero che si vada fino in fondo e che la magistratura sappia stabilire le responsabilità. Per quello che riguarda noi, dobbiamo continuare nell’impegno della memoria su Paola Clemente. E dobbiamo anche continuare a spenderci per affermare un lavoro che sia basato sulla sicurezza, sulla dignità delle persone, che non sia più in un crocevia per cui o lavori o muori.

Tutto questo deve essere oggetto del nostro impegno: fare in modo di superare una condizione primordiale che non è degna di un paese civile.

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