“Acqua pubblica, ecco la mia idea innovativa di impresa sociale”

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Giovani italiani che vincono la crisi, con idee di successo, con volontà e ostinazione, come Leonardo Gabrielli.

L’ho conosciuto qualche settimana fa, nelle Marche, ad un’iniziativa organizzata dalla Regione.

Esperienze come la sua rafforzano la mia convinzione che più le istituzioni saranno vicine ai giovani, più lavoreranno insieme a Università e imprese – un triangolo virtuoso e fondamentale per puntare su innovazione, ricerca e saper fare – e più si recupererà la fiducia e il coraggio per andare avanti e superare la fase estremamente difficile che stiamo attraversando.

Ecco il racconto in prima persona del percorso e della sfida di questo giovane imprenditore.

di Leonardo Gabrielli

“In Italia i giovani possono fare innovazione e impresa, occupandosi anche del bene comune. Questa storia, la mia storia, lo dimostra.

Ho un percorso di studi e professionale, come quello di tanti italiani, nel quale non sono mancate le occasioni di crescita all’estero. A 22 anni ho rinunciato all’impiego in Germania, presso un colosso nella produzione di processori. A 25, da laureato in ingegneria, ho ostinatamente proseguito l’attività di ricerca nel mio Paese piuttosto che in Finlandia, dove avevo l’opportunità di andare. Oggi, a 27, sono un dottorando in bilico tra impresa e ricerca, sospeso tra il bisogno di fatturare e la volontà di fare innovazione. E per di più con il pallino del ragionare sociale, dell’utilità collettiva.

L’idea alla base del mio progetto è nata quasi per gioco. Nel 2011, la questione dell’acqua pubblica era sulla bocca di tutti a causa del referendum. Con due colleghi si rifletteva su un dato: in Italia più del 30% dell’acqua pubblica si disperde lungo le condutture. Uno spreco da milioni di euro.

Un problema che si potrebbe risolvere con sistemi di rilevazione automatica delle perdite attraverso dei sensori. Fino ad oggi, però, ciò avrebbe comportato l’uso di batterie dalla durata limitata, costose e soprattutto tossiche.

Problemi adesso superabili attraverso tecniche legate ad un ambito di ricerca innovativo, l’Energy Harvesting. Sulla base di questi studi, abbiamo immaginato un sistema di ‘sensori wireless autoalimentati’, dai costi contenuti e rispettoso dell’ambiente, per rilevare le perdite nelle reti idriche, contabilizzare i consumi in maniera trasparente, monitorare la qualità dell’acqua e ridurre costi di manutenzione e pompaggio. Così è nato il progetto ‘W-MeMo’.

Certo all’estero tutto sarebbe stato più semplice, ma noi volevamo restare in Italia. Così abbiamo deciso di partecipare ad alcuni concorsi di idee. In due anni, siamo stati premiati al concorso Working Capital, abbiamo vinto un finanziamento al concorso eCapital e ‘W-MeMo’ è diventata uno spin-off accademico.

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Nel 2012 abbiamo costituito una società, anche grazie ai fondi vinti, ai quali si sono aggiunti, nel tempo, finanziamenti privati. Le persone che dal primo momento condividono con me questa avventura sono Stefano Squartini e Susanna Spinsante, entrambi ingegneri e ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche. In seguito al gruppo, si sono aggiunti altri due neolaureati, Mirco Pizzichini e Marco Fagiani, e i soci Marco Cinalli e Francesco Piazza.

Non è facile spiegare alle amministrazioni locali le ricadute economiche e sociali della nostra tecnologia, anche perché per investire in tecnologia si attendono obblighi normativi o incentivi economici che impongano l’uso di nuove tecnologie. Ma noi siamo ostinati e fiduciosi perché siamo convinti che la nostra impresa sociale possa diventare presto una solida realtà aziendale, la cui attività sarà anche un beneficio per tutti”.

Leonardo Gabrielli si è laureato con lode in Ingegneria Elettronica nel 2011 presso l’Università Politecnica delle Marche. E’ dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione della stessa università e confondatore dello spin-off accademico DowSee SRL.

Il 2 dicembre scorso è stata premiato all’iniziativa ‘Giovani: idee di successo per vincere la crisi’, organizzata ad Ancona dalla Regione Marche.

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Un commento su ““Acqua pubblica, ecco la mia idea innovativa di impresa sociale”

  1. Giorgio Bagnobianchi dice:

    Le tecnologie aiutano, anche quelle “vecchie”. Perchè, per esempio, non obbligare i costruttori di edifici (pubblici e privati) a realizzare due circuiti di deflusso delle acque? Le acque “grigie” potrebbero essere riciclate utilizzandole nello scarico del water.
    Credo che l’educazione e le informazioni siano strategiche per modificare comportamenti e abitudini di sprechi, consolidate, ma nel breve/medio periodo necessitino tecnologie di rapido impatto per contrastare l’illusione dei consumi infiniti.
    Un esempio: possiamo esortare bambini e adulti a ridurre il consumo di acqua potabile aprendo e chiudendo il rubinetto mentre ci laviamo i denti o ci rasiamo la barba, ma prima che questi comportamentii virtuosi