Coldiretti: “Sul TTIP serve trasparenza assoluta”

Roberto_Moncalvodi Roberto Moncalvo

Nella bruciante apertura dei suoi Taccuini, il grande scrittore russo Sergej Dovlatov, sottolinea la differenza fra gli USA, a cui è appena approdato e l’Urss che si è lasciato alle spalle:  

“USA: tutto quello che non è vietato è permesso; URSS: tutto quello che non è permesso è vietato”. Dovlatov non visse abbastanza per viaggiare in Europa, né per vedere la nascita della UE, perché certamente vi avrebbe colto lo spirito di una diversa concezione del rapporto fra individui e potere,  moltitudini e Stato, uomini e mercato, una concezione in cui, molto banalmente, viene permesso tutto ciò che ‘certamente’ non nuoce agli altri e viene vietato tutto ciò che  – allo stato delle conoscenze scientifiche e dello spirito dei tempi  – potrebbe nuocere agli altri.

Questo principio rovesciato sul mondo delle relazioni che i cittadini europei intrattengono con l’ambiente, con il mondo del lavoro, con il cibo, si definisce come ‘principio di precauzione’ e contribuisce a plasmare i nostri standard di sicurezza in materia ambientale, alimentare e sociale. Ne parliamo perché, come Organizzazione dei produttori agricoli, le nostre politiche sono andate di pari passo a una progressiva crescita della consapevolezza dei consumatori, in relazione alle proprie scelte alimentari. Abbiamo offerto e offriamo loro “trasparenza”: battendoci perché si possa conoscere sempre l’origine  del prodotto agricolo nel cibo, perché siano indicati i luoghi di trasformazione, perché siano segnalate le modalità di lavorazione, perché i rischi potenziali derivanti dall’utilizzo di determinate sostanze chimiche siano cancellati o limitati all’indispensabile, perché l’impiego di tecnologie genetiche di cui si ignorano le ricadute sia bandito.  Agendo “in trasparenza” siamo riusciti a dar vita a un tipo di agricoltura che oggi è largamente la più sostenibile e sicura sul Pianeta.

Il TTIP, il trattato sul commercio fra Usa e Ue – finalizzato a ridurre o cancellare del tutto le barriere doganali e quelle non doganali che esistono fra le due realtà – ci  sembra contraddire questa dimensione di ‘trasparenza’.  La natura dei colloqui secretati preclude di fatto possibilità di espressione alle opinioni pubbliche Nord-Americana ed Europea e ai  molteplici soggetti che le animano e quindi le scarne informazioni che sono finora emerse, rendono alquanto complesso esprimere un giudizio, a partire dal capitolo – a oggi indecifrato – relativo alle opportunità economiche per i singoli settori.  L’asimmetria fra USA e UE inoltre –   in termini di norme di sicurezza, protezione dell’origine, standard di produzione, tutela dell’ambiente e del lavoro, indicazione chiara dei soggetti chiamati a dirimere le eventuali contese fra Stati e fra Stati e aziende –  per trovare un terreno di ‘composizione’ avrebbero bisogno dell’apporto generativo dei soggetti che, a vario titolo, sono portatori di sovranità: Parlamenti nazionali in primo luogo, organizzazioni che raggruppano grandi imprese e piccole/medie imprese, movimenti dei consumatori, realtà ambientaliste, sindacati, etc.

In assenza di questa dialettica, il rischio è che il TTIP si areni sugli scogli determinati dalle legittime preoccupazioni dei popoli e degli stessi governi nazionali.  Perché ciò non accada bisogna dilatare il fattore ‘tempo’ e mettere in trasparenza assoluta, quanto finora è rimasto all’interno di una stanza di compensazione probabilmente angusta rispetto agli obiettivi ‘alti’ che un trattato internazionale dovrebbe garantire.

Roberto Moncalvo è Presidente della Coldiretti. E’ titolare dell’azienda agricola “SettimoMiglio”. L’azienda è parte attiva in percorsi di agricoltura sociale, con esperienze nell’inserimento lavorativo di rifugiati e disabili, oltre ad attività di ortoterapia con i minori ed adulti disabili. Nel 2011 promuove la nascita di una cooperativa agricola, “Agricoltori Consapevoli”, con la quale mette in rete alcune aziende agricole del territorio attive in percorsi di agricoltura sociale. In Coldiretti di Roberto Moncalvo è attivo da 19 anni. È stato eletto all’unanimità alla presidenza nel 2013. E’ anche presidente della Fondazione Campagna Amica, della Fondazione Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, e vice presidente del Copa, l’Organizzazione degli agricoltori Europei.

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2 commenti su “Coldiretti: “Sul TTIP serve trasparenza assoluta”

  1. l’articolo sembrerebbe coerente se non ci fosse il rischio, anzi la certezza che sulle nostre tavole ci sia olio tunisino. noi abbiamo il miglior olio del mondo, stessa cosa per i prodotti ortofrutticoli che fanno chiudere le nostre aziende agricole. per non parlare dei formaggi. è noto a tutti che ci è stato chiesto di adoperare il latte in polvere per i caseifici italiani che sono i migliori del mondo. l’inghilterra oggi è uscita dall’U.E. e ci sarà l’effetto domino da parte di altri paesi. sfuma la realtà dell’unione per non parlare degli stati uniti d’europa. che dire? i democratici progressisti assistono alla caduta delle loro illusioni.

  2. luigi crocco dice:

    sono italiano da generazioni e ho la presunzione di criticare qualunque innovazione da qualunque parte provenga per la nostra razza come tutte le altre comprese quelle animali ha bisogno di anni prima di verificare poi accettare nelle abitudini la bontà del innovazione specialmente quella del cibo ricordando negli settanta un esperimento avvenuto in Africa su una tribù più che longeva a mangiare insetti ma scandalizzandoli sulla raccolta la preparazione e il mangiare igienico gli proposero i nostri prodotti alimentari ritenuti più igienici da alterare irrimediabilmente il sistema fisiologico e digestivo facendoli morire.Così è auspicabile che se un tipo di umanità nasce , vive, lavora e si nutre da secoli dei prodotti vegetali e animali che trova nel suo territorio deve proseguire nelle sue abitudini. Ma il tema è sui piccoli produttori agricoli nel caso coltivatori diretti che da decenni sono sostenuti dalle banche dalla semina raccolta e mutui sulla compravendita dei fondi ma oggi più di allora i coltivatori diretti sono colpiti dalla crisi dove la vendita dei prodotti è maggiormente colpita dalla legge della filiera dove dal produttore al consumatore tutti devono guadagnare così ognuno si preoccupa di speculare sul altro perfino sul costo della manodopera dalla semina alla raccolta e confeziona-tura dove oggi nulla avrei da dire se la paga in ore e/o salario viene sostenuta sul potere di acquisto reale dei salari anche minimi.