Ai giovani di Confindustria: “Pensate al valore sociale delle imprese”

Qual è oggi l’obiettivo di un giovane imprenditore? Realizzare profitto? Certamente. Ma si può essere anche più ambiziosi e puntare a incidere sul rinnovamento della società, a partire dalla creazione di un nuovo modello di impresa, che sia innovativa e responsabile.

Dal discorso pronunziato a Santa Margherita Ligure, al 43° convegno del Movimento dei giovani di Confindustria

I giovani imprenditori di Confindustria hanno proposto, al loro appuntamento annuale, di ‘trasformare la rivolta in rivoluzione’. Parole di grande impatto, che mi piacciono molto. Io mio ruolo è istituzionale, ma con il cuore ci sto.

Io ho chiesto loro qual è oggi l’obiettivo di un giovane imprenditore italiano. Realizzare profitto? Certo. Ma ritengo che si possa essere anche più ambiziosi, che si possa incidere sul rinnovamento della società, creando un nuovo modello di impresa: innovativa e responsabile. Ho auspicato che il profitto non sia l’unico fine da perseguire, in una corsa eterna al ribasso dei costi sociali e ambientali. L’imprenditore capace di combinare il progresso della propria impresa e il benessere della comunità sarà veramente rivoluzionario.

Ho ricordato a questa categoria di giovani di avere una speciale responsabilità nei confronti dei coetanei che vivono situazioni di disagio sociale. La crisi è drammatica. Le diseguaglianze hanno ripreso ad allargarsi. La mobilità sociale è pressoché bloccata: una combinazione esplosiva.

Ai giovani imprenditori ho detto anche che la travagliata vicenda dell’Ilva ci insegna che non può più riproporsi il conflitto lacerante tra produzione e tutela dell’ambiente, tra lavoro e salute. Ci vuole un nuovo modello di sviluppo. Sulla green economy e la sostenibilità ambientale l’Italia marcia con passi troppo lenti e insicuri.

Ho sottolienato che sono favorevole alla globalizzazione, ma se si globalizza l’economia e la produzione, si devono globalizzare anche i diritti.

Come può contribuire la politica? Serve etica. Chi chiede una nuova legge sulla corruzione (come stanno facendo tanti parlamentari) non è attento soltanto alle virtù civili (il che peraltro non guasta, in una comunità), ma si sta preoccupando anche dei nostri conti.

Ma bisogna anche adeguare la legislazione alle grandi questioni del mondo contemporaneo, come quella delle migrazioni. Nella sua relazione, il presidente dei giovani industriali, Morelli, ha ricordato che dell’immigrazione l’impresa ha bisogno e che le leggi in materia non possono essere improntate alla paura. Valori etici e valori economici sono meno distanti di quanto si pensi.

A questo link il testo integrale del mio intervento http://presidente.camera.it/5?evento=119

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