Mary Beard e gli ‘argomenti indigesti’

mary beard_sdi Elizabeth Day da The Observer

La Professoressa Mary Beard ci racconta dello shock subito per essere stata vittima di un orrendo attacco su internet da parte di troll, a seguito della sua partecipazione a Question Time, e del sostegno che ha ricevuto da colleghi, ma anche da estranei.

La Professoressa Mary Beard si descrive come una dalla scorza dura. Ma negli ultimi 10 giorni, durante i quali questa classicista di 58 anni ha subito una serie di attacchi online al vetriolo, a seguito della sua partecipazione alla trasmissione Question Time, anche lei ha dovuto farsi forza per non avere un crollo emotivo. “Però ho pianto un po’, una volta” ha ammesso. “E’ stato quando un collega mi ha mandato un tweet veramente gentile, mi ha commosso!”. Di fatto, ci dice, i suoi colleghi e i suoi studenti le hanno dato un grande sostegno. “Una collega molto anziana mi ha mandato una email dicendomi che era fiera di me. Per alcuni, sono ancora giovane e questo è molto rassicurante!”.

Tutto ha avuto inizio quando la Beard ha partecipato, in qualità di esperta, ad un programma della BBC1, girato a Lincoln. Rispondendo alla domanda se il Regno Unito poteva farcela ad accogliere un maggior numero di immigrati, ha citato un recente studio dove si afferma che, di fatto, l’immigrazione sta portando benefici alla regione. Una argomentazione molto ragionevole, penserete voi. Ma il giorno successivo, dei commentatori sul sito Don’t Start Me Off (Non mi provocare), attualmente chiuso, che incoraggia post anonimi per esprimere la propria rabbia contro obiettivi scelti dall’amministratore, hanno orchestrato una abietta aggressione contro la Beard. I troll hanno postato decine di frasi di scherno a sfondo sessuale, espresse in un linguaggio troppo offensivo per essere riportato. Il livello di aggressività era così spaventoso che persino quelli abituati alle schermaglie dei dibatti in rete sono rimasti sconvolti. In uno degli esempi meno scabrosi, la Beard è stata definita “un vile e spregevole surrogato di donna, che mangia troppi cavoli e ha i denti lunghi e gialli”. Al viso della Beard è stata sovrapposta l’immagine di genitali femminili.

“Era un’esperienza così agghiacciante che non riuscivo a considerarlo un attacco personale,” ci dice la Beard, dopo aver preso le distanze. “Si trattava di misoginia generica e violenta. In un certo senso, non riuscivo a capire che fosse rivolta contro di me.” La controversia ha portato, martedì scorso, alla chiusura del sito da parte del suo amministratore. Ma l’esperienza ha avuto un impatto duraturo sulla  Beard, che afferma che le ha lasciato una “sensazione di aggressione”, si sente stordita come dopo aver ricevuto “un cazzotto”.

La violenza dell’attacco è rivelatrice del fatto che alcuni uomini – perché si tratta in linea di massima di uomini – semplicemente non accettano l’idea che una donna, manifestamente intelligente e che non fa uso di botulino o di tintura per i capelli, esprima le proprie opinioni sullo schermo? Sono forse in qualche modo infastiditi dall’idea che una donna possa rifiutare di conformarsi? “Effettivamente, come lei dice, una donna che dimostra i suoi 58 anni e che dice quello che pensa senza unirsi al coro è scandalosa,” dice la Beard. “Ma non è tutto. Esiste una vera frustrazione che traspare da questi vili commenti. Certo, si tratta di misoginia, ma anche di alienazione e risentimento, apparentemente per quanto detto e per il diritto ad esprimersi. La rete è democratica ed è anche la voce di coloro che non pensano di avere altri canali per farsi sentire. E queste voci possono essere persecutorie.” La Beard è purtroppo soltanto l’ultima di una lunga lista di donne di alto profilo vittime di minacce e molestie online. La lista comprende anche l’ex parlamentare conservatore Louise Mensch (i cui figli sono stati minacciati su Twitter), l’attrice Shappi Khorsandi e il celebre chef Lorraine Pascale. Sul suo blog, A Don’s Life (Vita di un accademico), la Beard ha scritto che l’attacco aveva i classici tratti del bieco bullismo di strada: “Potrebbe bastare per scoraggiare molte donne dall’apparire pubblicamente per contribuire al dibattito politico.” La Beard, una dei maggiori classicisti del paese, non è mai stata molto interessata al proprio aspetto fisico, preferendo concentrasi su quello che pensa e su come può comunicarlo. Con incuranza, non tinge i suoi lunghi capelli grigi e il suo viso porta i segni della vita. E questo, in sé, ha un’attrattiva, perché per molte donne è un po’ un’eroina: una presenza inconsueta in un’industria televisiva dominata dalla gioventù e dalla bellezza massificata. Ma ciò significa anche che è abituata alle offese. Quando ha presentato alla BBC2 la serie Meet the Romans (Vi presento gli Antichi Romani) lo scorso anno, il critico televisivo AA Gill ha scritto che “semplicemente andava tenuta lontana dalle telecamere” e che “sembrava più adatta alla trasmissione di incontri su Channel 4”, un riferimento alla trasmissione The Undateables (Gli impresentabili), una controversa serie tv su persone con disabilità alla ricerca dell’amore. La Beard resta ottimista. “Avere i capelli grigi è ovviamente una cosa che la maggior parte delle donne che appare in televisione non fa,” ci dice. “Ma penso che gli spettatori abbiano scelto di vedere Meet the Romans perché volevano imparare qualcosa sugli Antichi Romani. E quello che avevo da dire era interessante. Il grigio è il colore dei miei capelli e non capisco perché dovrei cambiarlo. Esiste chiaramente uno standard di bellezza femminile, ma sono più numerose le donne di 58 che hanno il mio aspetto che non quello di Victoria Beckham.” Dopo Question Time, i commentatori maschi hanno ancora una volta lanciato gli attacchi. L’editorialista di The Spectator  Rod Liddle ha scritto che la maggior parte dei commenti sul blog erano semplicemente: “accurate confutazioni delle sue confuse argomentazioni” sui vantaggi della immigrazione. Ha poi riferito che sta organizzando un concorso per trovare “la donna più stupida” che è apparsa a Question Time nell’ultimo anno.

 Prof. Beard secondo lei perché riesce a provocare una tale ira?

“Veramente non lo so,” risponde la Beard. “Penso che abbia a che fare con l’argomento indigesto della migrazione e quello ugualmente indigesto della misoginia. Sono entrambi esplosivi. Ma vorrei fare una distinzione tra Gill e gli altri uomini. Non sto difendendo Gill e c’è un senso di continuità tra le varie forme di misoginia, ma Gill almeno non ha fatto commenti anonimi e il suo attacco non aveva la violenza sessuale di quelli contenuti nel sito Don’t Start Me Off”.

Il giornalista Liddle è un’altra questione. “Sono rimasta esterrefatta,” ci dice. “Facendo riferimento al sito in cui si è parlato di mettermi peni in bocca e che ha pubblicato una mia fotografia con sovrapposta l’immagine di una vulva, ho pensato che Liddle volesse rivolgersi ad un pubblico maschilista. E’ interessante che non abbia organizzato un concorso per il ‘peggior uomo’ che ha partecipato a Question Time.”

In seguito alcuni dei suoi aggressori si sono scusati. “E’ stato commovente,” ha detto la Beard. “E’ sempre difficile scusarsi e sono grata ai molti che hanno avuto il coraggio di farlo.” Ritiene che la chiusura del sito sia stata “Una decisione più coraggiosa rispetto al semplice andare avanti – bisogna rendergliene merito”.

E ha ricevuto anche molto sostegno. “Negli ultimi giorni, persone incontrate  in treno sono venute a dirmi ‘Non lasciarti abbattere’. Ho ricevuto tantissimi tweet e email di sostegno – da amici, sconosciuti e colleghi – che sottolineavano che era importante resistere per le giovani donne. Ho ricevuto dei tweet da ragazzi che erano a scuola durante le lezioni di latino.” Nel pieno dello scalpore, la Beard è tornata al lavoro – a correggere elaborati, fare lezione e analizzare le sfumature dei testi di Platone. Suo marito, il Professor Robin Cormack, classicista e storico dell’arte, ha dato “grande prova di tolleranza. Mi aiuta a mantenere il senso delle proporzioni. Non vuole avere niente a che fare con la stupidità.”

Ha anche discusso di quanto successo con i suoi studenti. Ma ci sono esempi nell’antichità classica di donne attaccate per le stesse ragioni? “L’antichità classica è sempre molto più complessa di quanto si pensi. Ma la posizione più diffusa era che gli uomini anziani meritavano ammirazione, mentre le donne anziane erano orribili, perché a cosa serve una donna dopo la menopausa? Le vecchie erano derise. Ma pensavo avessimo fatto dei passi in avanti.”

La Beard non vuole che internet sia controllata. Sa che saranno sempre postate delle cose inaccettabili. “Stiamo ancora definendo i confini. La soluzione è imparare a dire ′questo è inaccettabile′ e chiedere scusa”.

Pensa di partecipare ancora a Question Time ? “Ma certo. Non è stato facile. Ma non farlo significherebbe lasciar sole le altre donne.”

UNA VITA DA CLASSICISTA

Mary Beard nasce a Winifred il 1 gennaio 1955. E’ figlia unica di Roy, architetto, e Joyce, preside scolastica.

Frequenta la Shrewsbury High School, una scuola pubblica femminile, e la Cambridge University. A 18, visita per la prima volta Pompei.

Dal 1979 al 1983 ha insegnato studi classici al King’s College di Londra. Ritorna a Cambridge nel 1984 come assistente al Newnham College, unica classicista donna nell’università.

All’inizio degli anni ’90 diventa redattrice esperta di letteratura classica del Times Literary Supplement. Nel 2004, diventa ordinario di studi classici a Cambridge.

Subito dopo gli attentati dell’11 settembre ha suscitato una polemica con uno scritto pubblicato nella London Review of Books: “Per quanto si possa cercare di dirlo con tatto, gli Stati Uniti dovevano aspettarselo.” Nel 2008 ha vinto il Premio di Storia Wolfson per “Pompeii: The Life of a Roman Town” (Pompei: la vita di una città romana).

Nel 2013 ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico.

E’ sposata con lo storico dell’arte Robin Cormack e hanno due figli.

http://www.guardian.co.uk/books/2013/jan/26/mary-beard-question-time-internet-trolls

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2 commenti su “Mary Beard e gli ‘argomenti indigesti’

  1. Roberto De Lorenzo dice:

    Sono allibito e terribilmente deluso per questa violenta, ingiusta e sgradevole aggressione nei confronti di una formidabile, piacevole e intrigante divulgatrice di storie antiche e affascinanti che svolge con grande intelligenza, sensibilita’ ed eccentrico anticonformismo, rifuggendo da tentazioni retoriche o compiacenti che troppo spesso hanno trasmesso immagini devianti di un passato complesso e grandioso, ma quasi sempre dolorosamente difficile e crudele.
    Non basta liquidare queste manifestazioni di intolleranza come semplici espressioni di inelegante stupidita’; e’ invece indispensabile respingerle nettamente e senza esitazioni per salvaguardarci la possibilita’ di un prezioso
    e sempre sincero confronto di opinioni che ci permetta di arricchire le nostre conoscenze evitando opacita’ e compromissioni con rigorosa onesta’ intellettuale.
    Con ammirazione, un augurio affettuoso e un forte abbraccio Roberto

  2. Simone dice:

    Un bell’articolo su una grande classicista che sa raccontare Roma in maniera semplice ma approfondita