Molestie on line, parlarne per cambiare

w_FIG_sDal sito “Feminists in games”

Le molestie sessuali online non sono una novità.

Anzi è assurdo che stiamo ancora combattendo questa stessa battaglia. Stiamo ancora cercando di convincere la gente che si tratta di un problema e stiamo ancora chiedendo un cambiamento. Il 2012 è stato l’anno contro le molestie contro le donne, in particolare online, e negli ultimi mesi la questione ha ottenuto un po’ di visibilità. Più recentemente qui in Canada, Dia­mond Isinger sul blog Madam Pre­mier ha iniziato a raccogliere materiale sulle molestie online e l’incitazione all’odio contro sei donne che attualmente ricoprono alti incarichi in Canada. I media si sono interessati alla cosa e il blog è stato citato da The Globe and Mail, the Metro News, The Van­cou­ver Sun, the CBC e menzionato dall’emittente radio-televisiva CBC e da BC’s Global News Hour. I dettagli e i link a questi articoli sono disponibili sul blog. Date un’occhiata anche all’articolo sul nostro blog FiG scritto dalla Prof. Jen­nifer Jen­son. L’aspetto più interessante che sottolinea questo articolo è che, a detta di Isinger, gran parte degli attacchi sono rivolti alla sessualità e all’aspetto fisico delle donne. Su un altro sito, Sim­coe porta l’esempio della domanda posta da Mau­rie Sherman a Kath­leen Wynne su come pensa di conquistare il pubblico con il suo stile se indossa soltanto tailleur pantalone. Anche se ci sono state parecchie reazioni negative alla domanda, sorprendentemente The Metro riporta le affermazioni della portavoce di Kath­leen Wynne secondo cui l’accoglienza è stata “estremamente positiva”. Dopo aver ascoltato un numero infinito di trasmissioni radio in cui veniva fatta sempre la stessa domanda: “L’Ontario è pronto ad avere una premier lesbica?” e aver letto critiche (e attacchi) alla Wynne che nulla hanno a che vedere con le sue posizioni politiche, è sconvolgente che gli uffici della Wynne siano più preoccupati di convincere il pubblico che piace (ma certo i loro occhi sono puntati sulla prossima elezione), piuttosto che di discutere di misoginia e incitamento all’odio.

Soraya Chemaly del Huff­in­g­ton Post ha scritto uno splendido post sul tema delle molestie online, raccogliendo moltissime informazioni comprese le campagne su twit­ter #Men­Call­Me­Things (Gli uomini mi insultano e mi offendono) e #silent­nomore (Basta con il silenzio) e link a siti di attivisti. Chemaly ha anche fornito dettagli sulle molestie da lei stessa subite e di alcuni casi attuali, come per esempio l’attacco a Anita Sarkeesian e più recentemente a Mary Beard, presa di mira dopo un’apparizione ad una trasmissione televisiva della BBC1. A differenza di Sar­keesian, che promuove una campagna di raccolta fondi per finanziare una serie di video che diano un punto di vista femminista e critico sull’immagine dei personaggi femminili nei video-game, l’attacco alla Beard non era collegato a suoi commenti femministi, ma riguardanti l’immigrazione nel Regno Unito. Entrambe hanno denunciato l’accaduto e, pur ammettendo che quello che hanno vissuto è spaventoso, hanno convenuto che non bisogna restare in silenzio, come troppe donne fanno. In una delle sue più recenti apparizioni, alla TEDx­Women 2012, Anita ha descritto brevemente quanto successo e ha ricevuto grande sostegno, dimostrando l’importanza di non tacere. Mary Beard è stata intervistata da BBC news e ha poi messo dei post sul suo blog A Don’s Life (La vita di un accademico). Alla fine dello scorso mese, The Guardian e The Observer hanno pubblicato degli articoli sull’accaduto. Gli attacchi contro la Beard erano rivolti alla sua immagine (come ampiamente riportato dagli articoli di The Guardian e The Observer), contenevano immagini e dichiarazioni offensive sui suoi capelli, una foto del suo viso modificata con rappresentazioni di organi genitali femminili, affronti come metterle peni in bocca … Niente di nuovo, ma tutto assolutamente inaccettabile e sconvolgente, come quello che hanno subito Jennifer Hep­ler e Anita Sar­keesian lo scorso anno e a tante altre donne prima di loro.

Allora qual è la lezione da trarre? Sappiamo che c’è un problema, ma cosa facciamo? Continuiamo a parlarne, lo rifiutiamo e cerchiamo di cambiare la gente. Hep­ler, Sar­keesian e Beard hanno fatto un grosso passo avanti parlando a nome di tutte le donne che sono state messe a tacere o molestate online da troll e misogini. Ci sono anche state iniziative per prevenire gli abusi online, quali Cyber­Stalk­ing and How to Pre­vent it (Come fermare lo stalking sulla rete e come prevenirlo) su Take Back the Tech  e i post sul blog Ms. Mag­a­zine How Some Men Harass Women Online and What Other Men Can Do to Stop It (In che modo gli uomini molestano le donne online e cosa possono fare gli altri uomini per fermarli) e Stu­dents Speak Out: 5 Ways to Stop Online Harass­ment (Gli studenti prendono la parola: 5 modi per fermare le molestie online). Se ci saranno altre risorse in rete disponibili e se altre donne (e uomini) denunceranno le molestie online, continueremo a condividerle. La lotta continua, perché ESISTE un problema e DOBBIAMO affrontarlo.

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