Nelle scuole italiane si impara a leggere, scrivere e riconoscere le bufale

Il progetto di educazione civica digitale promosso insieme al Ministero dell’Istruzione è il tema di questo articolo pubblicato sul New York Times.  Eccolo tradotto in italiano.

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Dopo aver letto gli orrori dell’Inferno dantesco, gli studenti italiani ben presto si confronteranno con i pericoli dell’era digitale. Tra un compito di matematica e l’altro, riceveranno ‘compiti’ dai giornalisti della RAI. E oltre all’ora di religione, riceveranno una lista dei Dieci Comandamenti dell’era digitale.

Tra questi: non condividere notizie non verificate; ricordati di richiedere le fonti e le prove; ricordati che Internet e le reti sociali possono essere manipolate.

Queste lezioni fanno parte di uno straordinario esperimento del governo italiano, in collaborazione con aziende digitali, tra cui Facebook, volto a formare una generazione di studenti immersi nei social a riconoscere le notizie false e le teorie complottistiche in Rete.

“Le notizie false iniettano gocce di veleno nella nostra dieta digitale quotidiana e finiamo con l’intossicarci senza accorgercene”, dice Laura Boldrini, presidente della Camera dei deputati, che ha promosso il progetto insieme al Ministero della pubblica istruzione.

“È giusto dare ai ragazzi la possibilità di difendersi dalle bugie”, afferma Boldrini, di sinistra ma non affiliata a un partito. L’iniziativa prenderà avvio in 8.000 scuole a partire dal 31 ottobre.

Naturalmente l’Italia non è sola nel tentativo di far fronte alla proliferazione globale di propaganda che semina confusione e inficia la credibilità delle istituzioni.

Papa Francesco ha recentemente annunciato che dedicherà il suo discorso in occasione della Giornata mondiale della comunicazione nel 2018 al tema delle notizie false; il Congresso USA sta indagando il modo in cui agenti russi hanno manipolato Facebook e Twitter per diffondere bufale e fomentare teorie complottiste al fine di influire sulle elezioni presidenziali del 2016.

In vista di una fondamentale scadenza elettorale all’inizio del prossimo anno, l’Italia è diventata terreno fertile per gli inganni online. Frustrati dai problemi economici, turbati dalla crisi dei migranti e avvezzi a una ‘dieta’ costante di media faziosi, molti italiani credono in qualsiasi teoria complottista. È la ‘dietrologia’, la convinzione che c’è sempre qualcosa dietro ciò che appare.

La passione italiana per scovare intrighi, reali o presunti, dietro ogni angolo è di lunga data, dichiara Alessandro Campi, docente di scienze politiche all’università di Perugia. “Tutto ciò è parte del retaggio culturale italiano,” dice. Una storia fatta di trame cardinalizie dei Borgia, dominazioni straniere, repressioni papaline e governi corrotti ha infuso negli italiani una persistente sfiducia nell’autorità, afferma il professor Campi.

Negli ultimi anni, questo sostrato ha contribuito a corrodere il prestigio dei partiti politici tradizionali, ed è stato abilmente sfruttato da nuovi venuti in politica, ribelli e outsider, primo fra tutti il Movimento 5 Stelle in rapida ascesa e il suo fondatore, Beppe Grillo.

“Direi che il Movimento 5 Stelle crede nelle teorie complottiste più di qualsiasi altro partito politico,” afferma il professor Campi, uno dei due curatori di “Congiure e complotti — da Machiavelli a Beppe Grillo.”

“Non è solo una tattica”, dice Campi del movimento, che è riuscito ad attrarre voti da sinistra e da destra mediante una forma ideologicamente ambigua di populismo. “È la loro visione politica globale.”

Nicola Biondo, ex capo della comunicazione del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato che per il partito, diffondere teorie cospirative è una sorta di strategia  politica. “Usano l’espressione ‘poteri forti’ senza mai specificare quali siano”, afferma Nicola Biondo, che di recente ha scritto un libro, “Supernova – Com’è stato ucciso il MoVimento 5 Stelle” assieme a un altro transfuga. “È un mantra.”

Boldrini, sponsor della nuova materia scolastica, afferma che il web non può essere abbandonato alle frange estreme, e che il governo deve insegnare alla prossima generazione di elettori italiani a difendersi dalle falsità e dalle teorie complottistiche miranti a far leva sulle loro paure.

La presidente della Camera ha aggiunto di aver incluso nel progetto Google e Facebook, come riconoscimento del fatto che lo spazio virtuale è il luogo in cui vivono molti giovani italiani.

Si è detta però scettica, in particolare circa l’impegno di Facebook a mettere un freno alle fake news e alle espressioni di odio, e ha ammesso la possibilità che il progetto educativo italiano fornisca al colosso sotto attacco una preziosa sponda sul terreno delle pubbliche relazioni.

Facebook si è affrettato a plaudire al programma. Laura Bononcini, capo delle politiche pubbliche di Facebook per l’Italia, la Grecia e Malta, ha detto martedì che “il programma rientra in uno sforzo internazionale. L’istruzione e l’alfabetizzazione mediatica rappresentano una componente decisiva del nostro sforzo per arginare la diffusione delle notizie false, e la collaborazione con la scuola è determinante.”

L’onorevole Boldrini ha rilevato inoltre che Facebook sta dando un apporto promuovendo l’iniziativa attraverso annunci mirati per gli allievi delle superiori, e ha detto di sperare che il programma, volto a mostrare agli studenti in che modo i loro “likes” siano monetizzati e politicizzati, possa divenire un “programma pilota” di Facebook in tutta Europa.

Il piano di studi italiano sembra però in parte irrealistico. Se alcuni consigli sono utili, come quello di tenere gli occhi aperti contro le URL “civetta”, gli studenti sono anche invitati a rivolgersi a esperti per verificare le notizie, in sostanza chiedendo loro di “ri-segnalare” degli articoli.

Il programma cerca di fare degli studenti dei cacciatori ausiliari di bufale, mostrando loro come creare il proprio blog o social account per mettere a nudo le notizie false e “far vedere come hai fatto a scoprirle.”

In Italia, ciò dispiega davanti a loro un vasto campo d’azione.

Da mesi, qua, i teorici complottisti che si oppongono al consenso scientifico hanno collegato le vaccinazioni a patologie fra cui l’autismo nei bambini, spesso additando le società farmaceutiche come una forza oscura che sta dietro agli studi medici. La questione ha toccato un nervo sensibile in Italia e ha portato acqua al mulino della sfiducia del Movimento 5 Stelle negli esperti  e nelle autorità.

A maggio, in concomitanza con la comparsa di casi di morbillo, l’Italia ha reso più esigenti i requisiti vaccinali per i bambini in età scolare, spingendo gli attivisti cosiddetti No-vax a manifestare davanti al Parlamento italiano per il diritto di scelta.

Gli avversari delle vaccinazioni erano particolarmente numerosi nel Movimento 5 Stelle, il cui leader, Beppe Grillo, una volta ha attaccato i vaccini definendoli una truffa delle società farmaceutiche allo scopo di “indebolire il sistema immunitario dei bambini.”

Il suo popolarissimo blog ha denunciato che alcuni vaccini “possono uccidere”, e siti web come La Fucina, gestito da un altro dirigente del movimento, Davide Casaleggio, hanno pubblicato rapporti contro i vaccini.

(In passato, anche altri siti collegati a Casaleggio o a Grillo hanno ripreso rapporti sensazionalistici, tratti da canali d’informazione sostenuti dalla Russia, che sono stati ritenuti falsi e lesivi per i nemici politici del movimento).

“Questo è ciò che fanno le società farmaceutiche, ed è discutibile,” affermava Paola Barile, 65 anni, con una bandiera del Movimento 5 Stelle avvolta attorno alle spalle durante una protesta, la settimana scorsa davanti al Parlamento. “L’incantesimo per noi è stato spezzato anche nel caso dei vaccini.” Alla stessa manifestazione, i militanti pentastellati scandivano “vergogna!” e inveivano contro i partiti politici, di destra e di sinistra, accusandoli di essersi uniti per elaborare una nuova legge elettorale da loro ritenuta (stavolta forse a ragione) progettata per mantenere il movimento lontano dal potere.

Ma il Movimento 5 Stelle non è la sola forza politica ad aver tratto vantaggio dalle fake news, né gli studenti sono i soli a poterne essere ingannati.

Lo scorso fine settimana Gian Marco Centinaio, un senatore della Lega Nord, un partito orientato a destra, ha riconosciuto di aver postato su Facebook l’immagine, che ha poi avuto 18.000 condivisioni, di una persona presentata come il fratello dell’onorevole Boldrini, lamentandosi del fatto che i notiziari “non dessero spazio” al suo lavoro fittizio retribuito con 47.000 euro – cioè più di 55.000 dollari – al mese. La persona ritratta non era il fratello della Presidente e nessuna delle accuse era vera.

Il senatore Centinaio ha definito il post uno scherzo e ha dichiarato: “La gente dovrebbe essere meno credulona.”

Una sana dose di scetticismo è esattamente ciò che il nuovo programma italiano spera che gli studenti adotteranno.

“Se le persone sono preparate, educate al digitale,” afferma Boldrini, “magari non ci cascano.”

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8 commenti su “Nelle scuole italiane si impara a leggere, scrivere e riconoscere le bufale

  1. Luciano dice:

    Da quello che ho appreso in questo lungo calvario di disaggio, la vera bufala e credere nelle istituzioni italiane,si possono avere tutte le critiche che si vuole,ma essere preso in giro senza nessuna pietà, un cittadino italiano prossimo al suicidio da politici e alte cariche dello stato e il peggioramento male che si possa fare,e la Boldrini lo sa di cosa parlo Xké ne è partecipe

  2. Damiano Orru dice:

    A supporto di tutta la comunita’ online contro le #FakeNews e per agevolare il #FactChecking del cittadino AUTONOMAMENTE suggeriamo STRUMENTI – STRATEGIE – FONTI di ricerca e verifica dei DATI (non delle opinioni personali).
    #BiblioVOLONTARI
    Siamo volontari professionisti dell’informazione (archivisti o bibliotecari) che aderiscono e fattivamente collaborano al manifesto contro le #FAKENEWS promosso dall’International Federation of Library Associations and Institutions – IFLA.
    #BiblioVERIFICA
    Il nostro intento e’ utilizzare i canali social per guidare i cittadini verso fonti ISTITUZIONALI nazionali o internazionali, con strategie diverse, con gli strumenti gratuiti del web
    http://biblioverifica.cloud

  3. rosalba di donna dice:

    Bellissima iniziativa! Un grande aiuto per noi docenti.

  4. Silvana Vinci dice:

    Importantissimo avere guide e referenti per affrontare una comunicazione sempre più complessa e anche rischiosa

  5. Caterina triassi dice:

    Licenziare un dipendente per assumerne tre ad un quarto di uno stipendio normale non significa aumentare i posti di lavoro ma quadruplicare la povertà.
    In un paese con una percentuale di disoccupazione giovanile al 40% la Boschi non può scrivere scemenze sul twitter perché sa che nessuno la smentirà. L’istat continua a fare statistiche col metodo del pollo di Trilussa e subito qualcuno se ne approfitta.
    Le bufale che fanno male alla democrazia sono queste, cara signora Boldrini. #BastaBufale

  6. Teresa Simeone dice:

    Ottima iniziativa! Era ora che si facesse qualcosa contro il dilagare delle fake news sui social. Complimenti, presidente Boldrini!

  7. Pino Rotta dice:

    il Co.Re.Com. Calabria è da sempre in prima linea

  8. Raffaele dice:

    Iniziativa utile per la democrazia