Accordo sul nucleare in Iran: “La porta aperta da Rohani e il ruolo dei social media”

nima-baheli3di Nima Baheli

“La rivista statunitense Foreign Policy ha posto all’apice della categoria ‘The Decision-Makers’ nella lista dei ‘100 Leading Global Thinkers of 2013’ il neo presidente iraniano Hassan Rohani.

La motivazione dell’inserimento nell’elenco di coloro che con il loro operato hanno modificato il corso dell’anno appena trascorso è di “aver aperto una porta”.

http://www.foreignpolicy.com/2013_global_thinkers/public/

La porta cui si riferisce la rivista statunitense è la firma dell’accordo temporaneo sul nucleare iraniano raggiunto nella notte fra il 23 e il 24 novembre fra Teheran e i paesi del 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania). Evento che è da considerarsi come un apripista alla risoluzione di uno dei problemi più annosi a livello mondiale. Esso rappresenta il primo accordo formale concluso fra l’Iran e gli Stati Uniti negli ultimi 34 anni.

Buona parte del merito va alle due cancellerie che, dall’insediamento del presidente Rohani, si sono impegnate nei colloqui di più alto livello dai giorni della Rivoluzione iraniana del 1979: prima, attraverso un meeting fra il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif e il segretario di Stato John Kerry; poi, attraverso uno scambio di lettere e una telefonata fra Rohani e il presidente Obama. Zarif e Rohani hanno inoltre sperimentato un nuovo approccio per rivolgersi direttamente, in inglese, al popolo americano, tramite social media quali Twitter, Facebook e YouTube.

Fu proprio via Twitter che i due fecero i primi passi del processo di normalizzazione con la comunità internazionale quando a settembre, in occasione della festività ebraica del Rosh Hashanà, Rohani augurò “a tutti gli ebrei, ebrei iraniani in particolare , un beato Rosh Hashanà”.

https://twitter.com/HassanRouhani/status/375278962718412800/photo/1

Nelle stesse ore anche Zarif twittò “Happy Rosh Hashanà”, e quando Christine Pelosi, la figlia di Nancy Pelosi, la leader della minoranza alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, cercò di tendergli uno sgambetto ricordandogli la presunta negazione iraniana dell’Olocausto, Zarif rispose elegantemente “L’Iran non ha mai negato l’Olocausto. L’uomo che lo fece è ormai andato via”, riferendosi al presidente uscente Mahmoud Ahmadinejad.

http://www.businessinsider.com/javad-zarif-tweets-with-christine-pelosi-2013-9

Stesso copione a ottobre, quando con uno scambio brevissimo di soli 226 caratteri spazi inclusi, il presidente iraniano rispose a un cinguettio provocatorio del cofondatore di Twitter Jack Dorsey.

http://www.theguardian.com/world/iran-blog/2013/oct/02/iran-president-hassan-rouhani-internet-online-censorship

Altro ammiccamento tramite i nuovi media il 26 novembre. Contemporaneamente alla diretta televisiva in cui Rohani commentava i risultati dei suoi primi 100 giorni di governo e il suo account Twitter ne postava i punti salienti, venne presentato un video musicale intitolato “Now Safar” (Il Nuovo viaggio) somigliante a “Yes We Can” edito nel 2008 dallo staff del presidente Obama. Il video iraniano, color seppia, presenta una canzone interpretata da voci maschili e femminili inframmezzata da estratti del discorso inaugurale di Rohani del 3 agosto e da commenti pubblici sul presidente, espressi da membri di vari gruppi etnici così come da disabili, persone anziane e bambini.

http://www.youtube.com/watch?v=kYv89k45FX8

Sorge a questo punto spontanea una domanda: a quali motivazioni può essere addebitata questa forte esposizione della leadership iraniana sui nuovi media, in special modo quando il loro uso è vietato nei confini della Repubblica islamica?

Innanzi tutto, cosa poco nota ai più, la blogosfera persiana è la settima al mondo per numero di utenti e di blog attivi. Una caratteristica peculiare è costituita dal fatto che essa salti le divisioni sociali presenti all’interno del paese come anche i confini nazionali. È interessante notare come i blog afghani e tagichi siano strettamente interconnessi con la blogosfera iraniana.

L’establishment iraniano è sempre stato diffidente nei confronti dei social media e dei canali satellitari. È notorio come nelle città iraniane ufficialmente le parabole satellitari siano vietate e Facebook, Twitter e Youtube siano filtrati. Tuttavia chiunque si sia mai recato in Iran ha visto come la stragrande maggioranza della popolazione si sintonizzi sui canali satellitari iraniani della Diaspora piuttosto che su quelli nazionali e tutti i giovani, e non giovani, siano versatissimi nell’utilizzo di programmi che “rompono” i filtri telematici posti sui social network.

Tutto ciò divenne ancora più palese nell’estate del 2009 quando, con le manifestazioni sorte a seguito delle accuse di brogli per le elezioni presidenziali, i social media e i programmi della BBC Persian vennero utilizzati dalla popolazione per coordinare o ottenere informazioni sulle proteste in corso. I funzionari della Repubblica islamica risposero togliendo la copertura ai cellulari, bloccando Facebook, e disturbando a tal punto le frequenze satellitari della BBC e della VOA che le due emittenti furono costrette a cambiare il satellite di trasmissione.

Con l’elezione del pragmatista Rohani alla presidenza in molti hanno sperato in un cambiamento di atteggiamento. Lo stesso presidente aveva dichiarato come fosse inutile in un’era globalizzata cercare di bloccare artificialmente il flusso di informazioni e, a settembre, il procuratore generale Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i aveva accennato alla possibilità di rimuovere Facebook dall’elenco dei siti web filtrati. Tuttavia è notizia di qualche giorno come la Guida suprema Ali Khamenei abbia emesso una fatwa ostile all’utilizzo di siti contrari alla morale islamica o che incentivino la promiscuità sessuale.

Nondimeno nel paese mediorientale la blogosfera è un importante mezzo di comunicazione, trasversalmente alle opinioni politiche o religiose. Facebook sta diventando sempre più popolare persino tra gli studenti dei seminari religiosi di Qom e Mashad, centri dello Sciismo iraniano, dove un gran numero di seminaristi usano i social network per esprimere e/o confrontare le loro opinioni religiose, politiche e sociali. I blog quindi “forniscono” alla cittadinanza le informazioni su quel che accade nel paese e nel mondo. Notizie che spesso, a causa della censura presente sui media tradizionali, non sono così facili da ottenere.

Ed è per “intercettare” questa messe di persone che la leadership iraniana è oggi così presente sui media, Guida suprema l’Ayatollah Ali Khamenei compreso. Ma non solo.

Nel corso degli anni la Repubblica islamica ha creato una area di influenza regionale tramite soft e hard power, denominata “mezzaluna sciita” dai propri rivali regionali, che si estende dall’Afghanistan occidentale fino alle coste del Mediterraneo. Per Teheran è sempre stata prioritaria la conquista dei “cuori e delle menti” degli arabi. Quindi non sorprende come, da una mappatura effettuata dalla Morningside Analytics circa i followers di Rohani sui social media, sia emerso che una volta sottratti gli iraniani “residenti” e della Diaspora, il presidente persiano sia molto seguito nella regione del Medio Oriente, in special modo in Turchia, Bahrain e Arabia Saudita”.

Nima Baheli è un analista geopolitico con oltre 6 anni di esperienza nei settori della politica estera e dell’economia. Collabora regolarmente con “Limes – Rivista italiana di geopolitica” e “ISPI – Istituto per gli studi di politica internazionale”. Ha presenziato in funzione di esperto geopolitico in vari programmi diffusi da Rainews24, Press TV, RadioRai1, RadioRai2, RadioRai3, Radio Vaticana, RSI – Radiotelevisione Svizzera e Radio Radicale. Ha altresì tenuto attività didattica in seminari e master in collaborazione con l’Università degli Studi de “La Sapienza” (sia con la facoltà di Economia e Commercio che con quella di Scienze Politiche), ISPI, Anci , Arabpress e Assoil School/Conforma. Tiene da anni dei corsi di lingua e cultura persiana.

http://temi.repubblica.it/limes/category/rubriche/res-persica

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3 commenti su “Accordo sul nucleare in Iran: “La porta aperta da Rohani e il ruolo dei social media”

  1. Rod Balkert dice:

    Come mai questo articolo apologetico sull’Iran? Come si fa a scrivere un pezzo intero senza menzionare Hezbollah o l’appoggio iraniano al terrorismo e al regime siriano di Assad (si, proprio quello dei raid indiscriminati contro la popolazione civile del SUO paese…). Sull’Olocausto, non e’ cambiato niente nella linea negazionista dell’Iran. “Non sono uno storico. Sono un uomo politico” – disse Rouhani, intervistato da NBC News, acrobazia semantica ripetuta anche durante l’intervista alla Amanpour su CNN. Insomma, solo una cortina di fumo per camuffare la recente “corsa all’Iran” della leadership italiana…

  2. Miriam dice:

    Auguriamoci che questa prima porta aperta, sia l’inizio della fine di una silente censura mediatica che ha isolato in un certo senso l’Iran. E che il Popolo Iraniano, (non solo i privilegiati e i potenti), abbia l’opportunità di accedere liberamente a tutte le forme di comunicazione alle quali siamo abituati noi.
    L’isolamento culturale è la più pericolosa arma che permette di tenere un popolo nell’ignoranza su ciò che succede realmente fuori dai propri confini, per poterlo meglio dominare e manipolare. Se non sai che il resto del mondo vive con un altro passo è difficile aspirare ad una vita diversa ad avere un’altra mentalità a ribellarti a chi ti vuole imporre uno stile di vita suo. (E non mi vengano a dire che in Iran non c’è censura).
    Quindi ben venga questo primo passo di dialogo con il “nemico”.

  3. urzi orazio dice:

    Ritengo che la guida della repubblica islamica d’Iran il grande ayatollah Kameney abbia una sorta di andamento alterno nell’appoggiare le componenti più liberali o fondamentaliste che si trovano all’interno della sua repubblica.Non è quindi un caso che di volta in volta si sia appoggiato un candidato del ceto ecclesiastico di tipo moderatamente liberale(Catani prima e Rohari dopo)mentre per una politica più aggressiva si sia preferito delegare ad un laico la sua leadership.E possibile che in tale modo si voglia sottolineare la propria personale interpretazione della visione politica che deve ispirare un seguace del profeta cioè che Dio propende per un’atteggiamento di tolleranza e di benevolenza ma a volte le condizioni storiche possono fare prevalere approcci più propensi alla chiusura e all’aggressività dettati dal dovere fronteggiare minacce e sfide che non si attengono alla benevolenza divina.Merito di Barak Obama cogliere ogni segno di apertura che viene da quella parte del mondo per favorirne lo sviluppo.Credo che se è vero quanto dice il corriere della sera del 22 gennaio 2014 che BankImoon ha ritirato l’accredito all’Iran circa la sua partecipazione alla conferenza di Ginevra sulla crisi siriana questa sarebbe una decisione molto miope.Ciò in quanto che,oltre al fatto che un’osservatore non può decidere la firma di un’accordo bensì questo atto spetta solo alle parti direttamente interessate,se c’è qualcuno che può svolgere una funzione di moderazione e di mediazione sia più facilmente un buon amico anziché delle figure diplomatiche che si possono percepire come interessate alla propria disgrazia politica.Io ritengo che l’Iran svolga all’interno dello scacchiere mediorientale una funzione meno oscura di quello che si vuol fare credere e d’altra parte è discutibile che alcuni stati altrettanto intransigenti nell’affermazione della propria identità islamica solo in quanto apparentemente collegati al sistema di comando che fa capo agli Stati uniti d’America vengano percepiti come presenze rassicuranti,mi riferisco ad Arabia Saudita e Turchia.In particolare sottolinerei l’inquietanti circostanze che avvengono nella repubblica di Turchia dove ogni sommovimento interno viene duramente represso e ogni notizia nella stampa internazionale stranamente messa a tacere e ai cui confini si trovino due delle più importanti crisi politiche attuali(Ucraina e Sirya) siamo così sicuri che quello stato persegua la stabilità della comunità sociale propria e di quelle confinanti?Tornando alla realtà iraniana vorrei fare presente che recentemente una persona di mia conscenza ha scelto di lasciare i propri affetti in Italia per tornare,dopo 30 anni di permanenza qui da noi,nella propria patria per partecipare al cambiamento e dare forza all’aria nuova che circola.Certo è un’elemento che non fornisce un serio dato statistico ma le scelte personali vorrano pur dire qualcosa!