Il buono, il brutto, il cattivo della cittadinanza digitale


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andreas-wdi Andreas Sandre

La cittadinanza digitale puo’ sembrare un aspetto effimero, quasi narcisistico, della nostra vita quotidiana.

Sovente trascuriamo diritti e doveri che derivano dalla nostra presenza sul web e ci scordiamo del ruolo sempre ormai preponderante di Internet nel nostro quotidiano, dall’email ai social media, dai big data alle operazioni bancarie, dalla privacy alla vita politica. Mentre in ogni grande democrazia del nostro tempo nulla sembra mai lasciato al caso, con leggi e direttive di natura nazionale e transnazionale per ogni aspetto della nostra vita, il web rimane quello che Primo Levi definirebbe una zona grigia.

Proprio sul web e sulle sfide – ma anche le molte opportunita’ – che questo offre in termini di vera e propria cittadinanza digitale, intesa in termini di cittadini quali utenti della rete, si e’ incentrata la tavola rotonda organizzata ieri dall’Ambasciata d’Italia a Washington DC in occasione della visita del Presidente della Camera Laura Boldrini. L’Ambasciata, a partire dall’Ambasciatore stesso, e’ ormai da tempo protagonista del dibattito digitale nella capitale Usa, da un lato attraverso una presenza radicata sui social media, dall’altro con un ruolo di leader sui temi della diplomazia digitale e dell’innovazione in material di politica estera.

Il dibattito di ieri, aperto dall’Ambasciatore italiano Claudio Bisogniero, si e’ incentrato su aspetti quali la Internet Freedom, i diritti delle donne sul web e il cyber-bullying. Sono questi temi all’ordine del giorno non solo della macchina politica americana, ma anche del legislatore in Italia, in Europa e in molti altri Paesi.

“Il web ha ormai assunto un ruolo fondamentale per la costruzione della democrazia di un paese e per la diffusione dell’informazione”, ha detto la Presidente Boldrini aprendo il dibattito. “Ma questa deve anche essere un’occasione per parlare del lato oscuro della rete”, ha continuato la Presidente della Camera sottolineando l’importanza della collaborazione e della cooperazione transnazionale – e con i maggiori gruppi tecnologici – in tema di privacy dei dati, di dignita’ personale del cittadino, protezione dei minori, uguaglianza di genere, minoranze.

Secondo Robert Atkinson, presidente e fondatore della Information Technology & Innovation Foundation (ITIF), uno dei principali punti su cui si dovrebbe incentrare il dibattito su Internet e’ legato sovente all’effetto delle normative nazionali sull’intero ecosistema della rete.

“Privacy e sicurezza sono aspetti chiave che il legislatore deve certamente tenere in considerazione”, ha detto Atkinson ricordando pero’ come questi possano ridurre lo spettro d’azione quando utilizzate per giustificare la cosiddetta nazionalizzazione dei dati. “Dobbiamo puntare ad un sistema normativo che consenta ai vari paesi di attuare la propria legislazione, ma che allo stesso tempo non limiti le potenzialita’ della rete al di fuori dei propri confini fisici”, ha continuato Atkinson portando ad esempio la sentenza della Corte di Giustizia della UE sul diritto all’oblio, ossia la possibilita’ del singolo cittadino di richiedere la rimozione dei propri dati online.

Diversa la posizione dell’autrice e blogger Soraya Chemali, secondo cui e’ fondamentale creare una relazione dinamica tra azione di governo, legislazione esistente e politiche delle societa’ del settore come Facebook e Google.

“Proprio data la natura globale del web, regolamentazioni locali e nazioni possono servire solo nel breve termine”, ha detto Chemali sottolineando come non esista un’universalita’ degli spazi online, ma piuttosto come le varie legislazioni in materia digitale siano il frutto di una cultura maschile e non tengano conto della specificita’ di genere, tra cui gli abusi contro le donne e l’harassement . E’ un aspetto questo – secondo Chemali – che, sebbene venga visto come sessista, sia di fatto di natura “razzista” nei confronti delle donne: troppo sovente – ha detto – la cultura digitale e la stessa normativa spingono la donna a rinunciare ad una presenza online nella speranza di sfuggire all’abuso.

Un tema quest’ultimo che tocca anche la protezione dei diritti dei minori e su cui si e’ soffermata Katie Gorscak del Dipartimento Usa per la Sanita’ e i Servizi Sociali (HHS). Quest’ultimo ha predisposto la piattaforma stopbullying.gov per combattere non solo il fenomeno del bullismo nelle scuole, ma quello ben piu’ complesso del cyber-bullying. Grazie ad una fitta rete di partners – sia istituzionali sia commerciali – HHS e’ riuscito a mettere a punto una piattaforma che aiuta genitori, scuole, e studenti a capire e combattere tale fenomeno. Gorscak ha sottolineato l’importanza della collaborazione con alcuni gruppi social media quali Facebook, Twitter e Tumblr per sviluppare strategie che facilitino il flusso di informazioni. Nel caso di Tumblr – ha spiegato – qualora un minore pubblichi un post menzionando problemi quali anoressia o autolesionismo, appare un messaggio che fornisce maggiori informazioni in materia e puo’ mettere il minore in contatto con centri specialistici per essere aiutato.

“La rete rappresenta un’opportunita’ unica per la salvaguardia dei diritti del cittadino, per la democrazia, e per l’informazione”, ha concluso la Presidente Boldrini. “Molti sono ancora gli ostacoli e dobbiamo trovare il coraggio per non nasconderli ma piuttosto farli parte del dibattito”, ha spiegato l’Onorevole Boldrini sottolineando come la soluzione debba essere transnazionale vista la natura globale del web e come quello della cittadinanza digitale, del rispetto dei nostri diritti e dei nostri doveri online, “rappresenti non solo una delle sfide piu’ importanti del nostro tempo, ma anche una delle piu’ difficili vista la complessita’ e variablita’ dello stesso”.

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3 commenti su “Il buono, il brutto, il cattivo della cittadinanza digitale

  1. Trovskj Trovskj dice:

    La Boldrini mi sorprende sempre favorevolmente con i suoi interventi e le sue considerazioni : oltre che come presidente della Camera la vedrei in particolare come presidente del consiglio dei ministri. Brava Laura!!!