Tifone Haiyan, appello alle istituzioni italiane per Charlotte Ann e Charlenne

w_MAE 10819339153_26111a7b7f_o“Sono stati giorni terribili, ore infinite di angoscia e paura. Noi, a Roma, eravamo vivi, avevamo un tetto sotto il quale vivere, avevamo da mangiare mentre le nostre figlie, nelle Filippine, nelle stesse ore, potevano essere state uccise dal tifone Haiyan,

oppure la casa dove stanno con la nonna, a Mayorga, comune di circa diecimila abitanti a poche decine di chilometri dal Tacloban, luogo dell’epicentro, poteva essere stata distrutta dalla furia del vento e magari potevano essere prive di acqua e cibo”.

Per Edwin Cernal e sua moglie Emeleita Ragmat, lo scorso fine settimana è stato un incubo. Per giorni hanno atteso spasmodicamente, dalla loro abitazione romana, di avere notizie delle due figlie Charlotte Ann, di 17 anni, e Charlenne, quattordicenne. La famiglia Cernal, come quella di tanti migranti, è divisa. I genitori da oltre due decenni sono in Italia per lavoro. Vivono a Roma e qui sono nate le figlie, che hanno regolare permesso di soggiorno, ma non ancora la cittadinanza. Le due giovani fanno la spola tra il nostro Paese e quello d’origine, dove in questo momento, frequentano la scuola superiore, vivendo nella casa della nonna paterna di 83 anni.

“Le ho sentite per telefono qualche ora prima del tifone – racconta Edwin – Poi non sono riuscito più a contattarle”. La televisione, nel frattempo, trasmette immagini di distruzione, il numero delle vittime diventa sempre più alto e l’area dove vivono Charlotte Ann e Charlenne risulta quella maggiormente colpita. Edwin ed Emelita cercano disperatamente informazioni  direttamente dai propri concittadini, anche attraverso la rete. “Su Facebook – aggiunge – ho letto che nel nostro comune si contavano 4 morti e che il 98% della popolazione è rimasto senza casa”. L’ansia sulla sorte delle proprie figlie cresce con il trascorrere delle ore. Edwin ed Emeleita raccontano di non avere dormito né mangiato fino a quando, dalle Filippine, arriva una telefonata che mette fine all’incubo.

Il fratello di Edwin, che vive a Catbalogan, ha percorso più di 200 chilometri a bordo di un ciclomotore per raggiungere l’anziana madre e le nipoti. Lunedì scorso, tornato nella sua città, è riuscito a telefonare al fratello in Italia per rassicurarlo. “Le mie figlie e mia madre sono vive, fortunatamente. Ma il tetto della casa è stato buttato giù da un palo della luce abbattuto dal vento – continua il padre delle due studentesse –  Il paese è distrutto, e loro rimaste lì, accanto alle macerie, sotto una tenda. In tutta l’area non c’è modo di procurarsi del cibo, anche se si hanno dei soldi per comprarlo. C’è il rischio concreto di saccheggi, di violenze, e le mie figlie sono sole in compagnia di una donna anziana. Mio fratello potrà tornare da loro sabato prossimo, per portare del cibo. Ma la strada è difficile da percorrere e pericolosa, non è detto che ci riesca. Vorremmo tanto che Charlotte Ann e Charlenne potessero essere evacuate in Italia”.

Preoccupazioni che vengono alimentate dal bilancio sempre più drammatico di questa catastrofe. Ad oggi, secondo i dati del Consiglio nazionale per la riduzione dei rischi e gestione dei disastri, il passaggio del tifone Haiyan ha causato nelle Filippine 2.344 morti, 3.804 persone risultano ferite, 69 dispersi, circa 6mila gli sfollati. E la maggior parte delle vittime si trovano proprio nella provincia di Leyte. A Tacloban il sindaco ha invitato i residenti a fuggire dalla città. Le autorità locali, infatti, non sarebbero  in grado di fornire cibo e acqua né di mantenere l’ordine.

Per questo i genitori di Charlotte e Charlenne rivolgono un appello alle autorità italiane perché le due giovani possano essere aiutate a tornare nella terra di adozione. Una richiesta che ho inoltrato agli organi competenti perché le due giovani, sebbene non ancora cittadine italiane, possano ricevere un aiuto per raggiungere il Paese in cui sono nate.

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Un commento su “Tifone Haiyan, appello alle istituzioni italiane per Charlotte Ann e Charlenne

  1. Miriam dice:

    Chi ha il potere di intervenire, intervenga affinché si vigili seriamente sui poveri bambini rimasti orfani in questa tragedia, perché non cadano in mano ad orchi senza scrupoli. Non lasciamoli soli.