Pray for peace: il Papa parla alle coscienze di tutti

fotoL’appello contro la guerra in Siria lanciato da Papa Francesco parla alle coscienze di tutti. Come milioni di persone, aderisco all’iniziativa perché si possa alzare forte il grido della pace.

La mia esperienza nelle Agenzie delle Nazioni Unite mi ha insegnato che la violenza crea nuova violenza. Raramente l’intervento armato risolve i problemi. Molto più spesso, invece, ne crea di nuovi. Pero’ non riesco nemmeno a pensare che di fronte alle atrocità, alle uccisioni indiscriminate di persone innocenti e all’utilizzo dei gas ci si limiti a guardare passivamente questa carneficina.

L’uso delle armi chimiche è certo un punto di non ritorno e tutta la comunità internazionale deve fare avvertire il suo rifiuto e il suo sdegno perché si arrivi ad un impegno serio nel negoziato.

Questo conflitto va avanti da oltre due anni. Da tempo, tanti fuggono dall’orrore, dagli stupri, dalle violenze indiscriminate dell’esercito di Assad su civili inermi. Donne e bambini soprattutto.

Lo scorso ottobre mi trovavo al confine tra la Siria e la Giordania, per una delle ultime missioni fatte per l’Unhcr. Lì ho incontrato Khaled, un oppositore del regime di Damasco. Non aveva più tre dita della mano destra, lo avevano colpito mentre filmava le azioni di violenza dei militari contro i suoi vicini. “Sono entrati con le armi in una casa proprio di fronte alla mia – mi ha raccontato -, cercavano un ragazzo che aveva partecipato ad alcune manifestazioni. Lui, avvertito per tempo, si era nascosto sul tetto, in un serbatoio per l’acqua. In casa c’erano la madre, il padre e le due sorelle, di 13 e 14 anni. I soldati urlavano, con i mitra in pugno, chiedendo dove fosse nascosto e minacciando di violentare le ragazze se non lo avessero fatto. Il padre è crollato e ha indicato il nascondiglio. Sono saliti e hanno collegato degli elettrodi al serbatoio, provocando le scosse elettriche. Quando lo hanno tirato fuori, il giovane aveva ustioni su tutto il corpo.

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Ma l’azione di violenza gratuita dei militari non era finita: preso il giovane sono scesi e hanno comunque stuprato le sorelline, sotto gli occhi della madre e del padre”.

Oggi, in Siria, 6 milioni e mezzo di persone sono sradicate dalle proprie case. Circa 4 milioni e mezzo sono rimaste nel paese e 2 milioni sono nei paesi confinanti. In Libano, un paese di circa 4 milioni di persone, sono ospitati 720mila civili siriani, dunque quasi il 18% della popolazione. Come se in Italia fossero arrivati oltre 10 milioni di rifugiati. Ad oggi, sono sbarcati nelle nostre coste, circa 3mila siriani ma c’è chi parla di emergenza sbarchi.

Penso che vada chiarito questo punto, l’emergenza, immensa, è in Siria, è nei paesi confinanti è nel Mediterraneo, dove giacciono troppi corpi senza vita.

La pace, come dice Papa Francesco, si costruisce respingendo la globalizzazione dell’indifferenza di fronte a questi drammi. Si costruisce mattone su mattone, giorno per giorno, con politiche inclusive, con il confronto, con il rispetto delle differenze e delle minoranze, specialmente tra i giovani.

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