“Questi non sono insulti, sono violenza. Da oggi denuncio i vigliacchi on line”

Sul Corriere della Sera l’articolo di Beppe Severgnini sulla mia decisione di avviare azioni legali contro i più sconci e aggressivi tra i molestatori online.

di Beppe Severgnini

Adesso basta, ha deciso Laura Boldrini. Oggi la Presidente della Camera annuncerà azioni legali contro i più sconci e aggressivi tra suoi molestatori online. Ne ha il diritto? Certo. Ne ha anche il dovere. È una donna, una mamma, una cittadina italiana e ricopre la terza carica dello Stato. Se non riuscirà a impedire quest’uso perverso dei social, rassegniamoci e preoccupiamoci: ci aspettano anni brutti. «È ormai evidente che lasciar correre significa autorizzare i vigliacchi a continuare con i loro metodi e non opporre alcuna resistenza alla deriva di volgarità e violenza», scrive Boldrini. È così: e sfidiamo chiunque a sostenere il contrario. Non è questione di opinioni politiche. È questione di buon senso (prima) e di codice penale (dopo). In pubblico, in televisione o su un giornale è impensabile incitare alla violenza sessuale su una donna. Perché su Facebook avviene, senza conseguenze?

Andate a leggerli

Laura Boldrini ha deciso di pubblicare alcuni dei messaggi orribili che ha ricevuto: sono la coda di un linciaggio che dura da anni. Andate a leggerli. È sgradevole, ma necessario. Se non capiamo quanto siamo caduti in basso — gli aggressori impuniti e le vittime rassegnate, gli spettatori scandalizzati e gli eterni astenuti, i media distratti e le piattaforme ignave — non possiamo pensare di risollevarci. Volete una misura della nostra incoscienza? Gli autori di quei commenti sono così certi dell’impunità che non ricorrono all’anonimato o a uno pseudonimo. Si firmano con nome, cognome e fotografia. Il signor Alessio Sacchetti di Frascati, il 9 agosto, propone che Laura Boldrini venga sodomizzata in gruppo e poi buttata nell’acido. Sul suo profilo, foto di strade di campagna, cani affettuosi, automobili sportive. Sabrina Garau detta Gegia, di Nettuno, ha condiviso un fotomontaggio in cui la presidente della Camera viene presa alle spalle e violentata da un colosso dalla pelle nera. Commenta: «Magari glielo facessero veramente a quella schifosa troia della Boldrini…». Appena sotto scopriamo che ama film come «Heidi» e «Inside Out», legge «Le fate del sole» e «Il nettare dell’amore».

 Essere femmina
Queste persone, quasi certamente, non si rendono conto di ciò che fanno e dei rischi che corrono. Come possiamo convincerle? Ci abbiamo provato con il ragionamento, ci abbiamo provato con l’informazione, ci abbiamo provato con l’autoregolamentazione delle piattaforme: non è servito. Sta passando l’idea — pericolosissima — che i social siano l’inferno dove tutto è possibile. Anche augurare a una donna una violenza sessuale di gruppo, con un linguaggio immondo, indugiando sui dettagli. Perché questo è un altro punto fondamentale: Laura Boldrini è una femmina. Certo: la sua carica istituzionale, la sua biografia (aver lavorato per l’Onu con i rifugiati) e le sue recenti prese di posizione (in difesa delle Ong impegnate nel Mediterraneo) l’hanno messa al centro della scena. E, in un paese improvvisamente incattivito, le hanno procurato ostilità. Ma tra ostilità politica e linciaggio personale c’è una grossa differenza, ci sembra. «Lo farò anche per incoraggiare tutti coloro — specialmente le nostre ragazze e i nostri ragazzi — che subiscono insulti e aggressioni verbali a uscire dal silenzio e denunciare chi usa internet come strumento di prevaricazione (…) Ai nostri figli dobbiamo dimostrare che in uno Stato di diritto chiunque venga aggredito può difendersi attraverso le leggi», conclude la presidente della Camera. È così. O meglio: speriamo che sia così.

Se così non si può andare avanti

Ora tocca alla polizia postale e, soprattutto, alla magistratura. Se le norme attuali non consentono d’intervenire rapidamente — ma ne dubitiamo — introduciamone di nuove. Se Facebook e le altre piattaforme non collaborano, obblighiamole a collaborare. In quanto alla rete, non preoccupiamoci. Su internet ormai sta la maggioranza degli italiani, e la maggioranza degli italiani lo capisce: così non si può andare avanti. «Il calore e il sostegno che finora mi sono giunti da più parti, fuori e dentro la rete, mi hanno spinta a non temporeggiare oltre», conclude Laura Boldrini, cercando solidarietà. Possiamo non condividere una sola delle sue idee politiche. Possiamo trovarla più o meno simpatica. Ma oggi abbiamo il dovere di sostenerla in questa iniziativa. Domani potrebbe capitare a noi. Anzi, a qualcuno è già capitato. Ha dovuto ingoiare la rabbia e abbassare la testa.

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4 commenti su ““Questi non sono insulti, sono violenza. Da oggi denuncio i vigliacchi on line”

  1. Mario Grego dice:

    Non mi capita spesso di condividere posizioni ed opinioni di personaggi pubblici e personalità politiche. Perciò il caso della Presidente Boldrini è per me piuttosto particolare. Da quando l’ho “conosciuta” (discorso per l’elezione a Presidente della Camera), mi è capitato spesso di sentirLe esprimere idee e posizioni che appartengono alla mia vita ed alla mia storia. Di tanto Le sono grato, ma, proprio per questo, provo quasi un sentimento di dolore fisico quando è fatta oggetto di insulti ed aggressioni, rispetto a cui va espressa solidarietà per la vittima ed indignazione verso chi offende. Non tutto quello che dice la Presidente Boldrini mi trova d’accordo e, tra le occasioni in cui dissento, vi è certamente l’insistito tentativo di applicare al web le stesse norme che vigono nella comunicazione tradizionale: sia chiaro che mi riferisco ai percorsi ed alle misure utilizzabili per far valere i diritti di chicchessia e non certamente alla validità di tali diritti in sé che, anzi, deve essere riaffermata e tutelata. Mi fermo qui e saluto esprimendo ancora la mia totale vicinanza civile ed umana alla Presidente Boldrini, augurandomi di avere occasioni future per un dialogo che, ne sono certo, gioverebbe a tutti i cittadini.

  2. Gaia Veronesi dice:

    Un fatto simile successe anche a ne, ai tempi del liceo. Ho 46 anni, ne avevo 18. Ultimo anno. Passai la serata con uno studente di un’altra classe. Due giorni dopo, la palestra del liceo era stata affrescata dai suoi amici, nella notte, con le gigantografie a fumetti delle mie prodezze sessuali. Di lui, nessun cenno. Ovviamente fui derisa da tutto l’istituto. Feci finta di nulla, eroicamente. La palestra, addirittura, era di un’altra scuola. Comunque, la vita e il corpo erano miei. Il fumetto non fu mai cancellato per tutto l’anno scolastico, io continuai ad essere fiera della mia libertà sessuale. Come sempre. Quelli sbagliati erano gli altri. Allora come oggi. Segnalo il fatto che non ci fu un cane, nemmeno i professori, a manifestarmi solidarietà. Grazie. Nome pubblico, se volete.

  3. Rosanna Varoli dice:

    Grazie, Presidente, per quello che sta facendo per la dignità delle donne. Tempi davvero tristi, in questo nostro bel paese.
    Io sono donna di scuola, la sofferenza è tanta… Nel mio piccolissimo, mi consideri dalla sua parte e a sua disposizione, rispettosi saluti, Rosanna Varoli

  4. Maria Giuseppina Schettini dice:

    Sostengo la PresidentESSA, la prima grande Donna d’Italia.
    W il cambiamento, W la PresidentESSA