Ripartire dalle periferie: a Tor Bella Monaca l’attivismo nato da un black out

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Se non ci occupiamo delle periferie non ci occupiamo del futuro del paese. Ecco perché sono andata a Tor Bella Monaca, ulteriore tappa di un viaggio che in un anno e mezzo mi ha già portato nei quartieri Corviale a Roma, Zen a Palermo, Scampia a Napoli e Quarto Oggiaro a Milano.

Ho conosciuto Tiziana, Antonietta e Anna donne coraggiose che hanno deciso di agire per rendere migliore il proprio palazzo e riappropriasi della piazza frequentata dagli spacciatori. Ho incontrato Stefania che è riuscita a trasformare una vicenda dolorosa come uno stupro subìto in un centro antiviolenza a disposizione delle donne del quartiere. Ho visitato lo scantinato dove Romualdo abita con figlio disabile, moglie e figlia. “Chiedo solo una casa per vivere, non per morire”, mi ha detto raccontandomi la sua lunga lotta per ottenere un alloggio dignitoso. Al liceo ‘Amaldi’ ho ascoltato ragazze e ragazzi che con i loro interventi hanno sfatato un altro pregiudizio: che in periferia non ci siano buone scuole, consapevolezza e senso critico.

Tra questi cittadini che si impegnano a cambiare le cose e le istituzioni serve una nuova alleanza. La Commissione d’inchiesta sulle periferie costituita alla Camera con deputati di diverso orientamento politico – che è stata con me a Tor Bella Monaca – ha questo obiettivo: lavorare insieme per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

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Un commento su “Ripartire dalle periferie: a Tor Bella Monaca l’attivismo nato da un black out

  1. Fabio Zanni dice:

    Mi piacerebbe conoscerLa di persona