“Cognome materno, adesso il Parlamento non sia timido”

foto-bongiorno-2

di Giulia Bongiorno

“Nella disciplina per l’attribuzione del cognome familiare è finalmente intervenuta la Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Con la sentenza ‘Cusan e Fazzo c. Italia’, la Corte europea ha affermato un principio di civiltà giuridica cui finora il legislatore italiano non è stato in grado di dare attuazione. Ancora oggi, vige infatti la regola secondo cui ai figli legittimi si assegna automaticamente il cognome paterno. Nessuno spazio è lasciato alla volontà dei genitori.

Nel 2006 la Corte costituzionale, ritenendo tale sistema il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna, aveva invitato il legislatore a modificarlo. Ma le priorità erano altre e, grazie a questo alibi, non è mai stata approvata una nuova regolamentazione organica della materia.

A dire il vero, io stessa sono stata testimone di fortissime resistenze. Quando da presidente della Commissione Giustizia alla Camera ho inserito questo tema all’ordine del giorno, l’opposizione è stata dura, ma non politica. La Commissione era spaccata in due: da un lato gli uomini e dall’altro le donne. Sconfortante. Come quando all’asilo si creano il gruppetto dei maschi e quello delle femmine.

Peraltro, le ragioni dell’opposizione erano fallaci, prima ancora che non condivisibili: gli uomini sostenevano che per tradizione si dovesse tramandare il cognome paterno. Avevo obiettato che questa eredità sarebbe comunque venuta meno alla nascita di una figlia femmina. Ma è stata una fatica di Sisifo, i lavori non sono mai approdati ad alcun risultato.

Soltanto nel 2012 il governo Monti ha reso più agevole la richiesta di aggiunta del cognome materno, permettendo a chiunque di proporre istanza alla Prefettura e sopprimendo la necessaria adozione del provvedimento da parte del ministero dell’Interno. Neanche quest’ultimo intervento normativo consente tuttavia che la scelta avvenga alla nascita.

Di fronte a questo disarmante immobilismo legislativo, due giovani sposi – concordi nel voler attribuire alla loro primogenita il cognome materno – si sono rivolti alla Corte EDU, che già nel 2004 aveva censurato l’attribuzione automatica del cognome paterno senza possibilità di deroga. Secondo i giudici di Strasburgo, anche a voler ritenere che l’obiettivo di siffatta disciplina sia la tutela dell’unità familiare, non si giustificherebbe comunque una tale discriminazione nei confronti delle donne.

Piuttosto singolare, quindi, che proprio dinanzi alla Corte il Governo abbia riproposto una logica maschilista, replicando ai due coniugi di non aver subìto aucun préjudice important, ovvero che il diniego opposto dall’ufficiale dello stato civile non avrebbe procurato loro un danno rilevante. Ciononostante, nel merito la Corte ha ritenuto che i due genitori, avessero subìto un trattamento differenziato non sorretto da alcuna oggettiva e ragionevole giustificazione, alla luce dei princìpi posti alla base di una società democratica. In altre parole, la Corte ha condannato lo Stato italiano per aver negato ai ricorrenti la facoltà di attribuire alla figlia il solo cognome materno.

Ciò che più temo è che alla decisione della Corte EDU segua un intervento legislativo timido. Se infatti – in caso di accordo tra i genitori – si riconoscesse solo la possibilità di aggiungere all’atto di nascita il cognome della madre, non cambierebbe nulla: sarebbe come introdurre un’ipotesi di “gentile concessione”, che peraltro difficilmente troverebbe seguito.

Se l’Europa ci ha chiesto un cambiamento, che la modifica sia forte e che preveda l’aggiunta automatica del cognome materno”.

Giulia Bongiorno è avvocato penalista, già deputato e presidente della Commissione Giustizia alla Camera. Nel 1995, ha fatto parte del collegio difensivo del senatore a vita Andreotti. Ha preso parte a molti altri processi di notevole risonanza mediatica. Si occupa tra l’altro di diritto penale dell’economia e della redazione di modelli di organizzazione, gestione e controllo degli enti, nonché di giustizia sportiva. Fa parte del CdA della Juventus F.C. e di organismi di vigilanza di importanti società nel settore energetico. Da sempre sensibile alle questioni del mondo femminile, il suo impegno in Commissione Giustizia è stato decisivo per l’approvazione della legge sullo stalking.

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*