“Fuori dal carcere chi si accorgerà di quanto siamo cambiati?”


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carcere-malaspina-wGentile Presidente, noi ragazzi dell’Istituto penale minorile ‘Malaspina’ di Palermo  siamo contenti di poterle mostrare le cose belle che ci sono dentro un posto così brutto come il carcere.

Per prima cosa vogliamo raccontarle come trascorriamo la nostra giornata: al mattino frequentiamo la scuola elementare, media o superiore. Dopo pranzo ci riposiamo un po’ e poi abbiamo la possibilità di seguire corsi professionali di giardinaggio, cucina e arti grafiche, frequentare i laboratori creativi e la palestra. Alcuni di noi, inoltre, escono fuori dalla zona detentiva e vanno a lavorare, svolgendo attività di giardiniere, fabbro e edile. Alla fine della giornata, dopo la cena, si ritorna nelle stanze.

Le nostre giornate sono piene e varie, ma per noi il giorno più importante della settimana è sicuramente il sabato, perché possiamo incontrare i nostri familiari ai colloqui, e questo ci dà la carica per affrontare la settimana successiva. Il secondo giorno più importante, dopo il sabato, è sicuramente il lunedì, ‘sacro’ perché dedicato al calcio. Spesso infatti vengono organizzati tornei con le altre scuole della città, oppure giochiamo tra di noi nel campo di calcetto. Il giorno più difficile è sicuramente la domenica: è una giornata monotona, non ci sono attività e il tempo non passa mai, facendo sembrare tutto più triste e noioso. Per fortuna ci sono le partite del campionato a distrarci.

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Questo è un posto in cui, soprattutto la sera, c’è tanto, forse troppo tempo per pensare e spesso serve tanta pazienza per affrontare ogni piccolo ostacolo quotidiano e riuscire ad andare avanti. Ma qui si imparano tante cose, soprattutto si impara a dare un valore diverso a ciò che normalmente, fuori da qui, sembra scontato e banale. E soprattutto la mancanza dei nostri cari ci riempie di tristezza. All’istituto facciamo davvero moltissime cose, viviamo esperienze che fuori non avremmo mai pensato di fare, abbiamo anche la possibilità di imparare un mestiere che speriamo possa mettere in luce le nostre capacità anche quando usciremo fuori.

La nostra paura più grande è che quando saremo di nuovo liberi, la gente fuori non si accorgerà di quanto siamo cambiati e cresciuti, ma ci guarderà sempre dall’alto in basso, come “quelli che vengono dal carcere”. Sappiamo che abbiamo commesso degli errori e per questi stiamo pagando. Ma dopo aver scontato il nostro debito, vorremo poter tornare alla società e reinserirci trovando le opportunità per dimostrare davvero che non siamo solo delinquenti, ma ragazzi come tanti altri, capaci di fare cose buone. Sappiamo anche che qui, anche se il carcere è un posto brutto, abbiamo tante persone che si occupano di noi e ci aiutano per tutto il tempo in cui espiamo la nostra pena.

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Ma fuori da qui? Cosa accadrà? Questa è una bella domanda, ma la risposta noi ancora non la conosciamo. La nostra speranza è che quando lei andrà via, varcando quel portone, che noi varcheremo chissà quando, porti con sé il ricordo di questa visita, di noi ragazzi, e che si ricordi di tutti i ragazzi che si trovano nella nostra stessa situazione, anche quando siederà in Parlamento.

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3 commenti su ““Fuori dal carcere chi si accorgerà di quanto siamo cambiati?”

  1. ugo bolle dice:

    Quello che ho letto e’ molto com movente e sono sicuro che la BOLDRINI non vi dimentichera’ e avrà un ulteriore impulso per considerare questa vita in carcere come il tempo del recupero e reinserimento di ragazzi che hanno sbagliato ma che vogliono cambiare!!!!

  2. Antonio Luigi Ik8vry dice:

    Avendo avuto una esperienza come istruttore di formazione professionale nell’ex carcere minorile Filangieri di Napoli, posso dire di avere trovato dei ragazzi validi e seri che erano “ospiti” per situazioni di malessere personale e sociale, la detenzione è un “marchio” indelebile, capii che alla fine della detenzione se non avessero trovato un minimo di comprensione sarebbero tornati sulla strada che quasi tutti volevano lasciare, seppi poi che vari di loro erano stati in grado di farsi accettare, mi dispiacque di altri a cui era stato rifiutato l’aiuto perché con “il marchio” e erano andati avanti su quella strada che non volevano più seguire i preconcetti per noi italiani molte volte prevaricano il valore reale delle persone, non è giusto ma purtroppo è così