Il linguaggio di genere secondo l’Accademia della Crusca

di Cecilia Robustelli

L’attività di ricerca dell’Accademia della Crusca ha tra i suoi obiettivi


acquisire e diffondere nella società italiana la conoscenza storica della nostra lingua e la coscienza critica della sua evoluzione attuale.

La lingua italiana, come tutte le altre lingue, muta e si evolve sotto l’azione di molti fattori interni ed esterni, e tra questi si collocano anche i mutamenti politici e sociali, di respiro internazionale, relativi allo status delle donne e al loro ruolo nella società, all’elaborazione di politiche di valorizzazione della differenza tra uomini e donne, all’introduzione e alla riflessione sul concetto di genere.

Nel 1987 Alma Sabatini, nel lavoro Il sessismo nella lingua italiana (con prefazione di Francesco Sabatini, presidente emerito dell’Accademia), metteva in luce la presenza nel linguaggio di usi sessisti e discriminatori nei confronti delle donne: su tutti l’uso del genere grammaticale maschile, anziché femminile, per i termini che indicano professioni o ruoli istituzionale di prestigio ricoperti da donne.

Da allora l’Accademia ha seguito la questione, monitorando le implicazioni e le conseguenze dell’adozione di nuovi usi linguistici suggeriti dai mutamenti sociali e culturali ma non ancora assestati e offrendo – dal suo periodico La Crusca per Voi e recentemente anche dal suo sito web e dalla pagina Facebook – suggerimenti e indicazioni, sempre rifuggendo da qualsiasi impostazione di tipo prescrittivo.

Sotto la presidenza di Nicoletta Maraschio, la prima donna eletta presidente dell’Accademia (e che si definirà la presidente), viene dedicata molta attenzione a verificare il possibile uso discriminante del linguaggio amministrativo, come suggerito anche dal Codice di stile promosso da Sabino Cassese (1993) e ribadito dalla Dir. 23 maggio 2007 Misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle amministrazioni pubbliche «(le amministrazioni pubbliche devono) utilizzare in tutti i documenti di lavoro (relazioni, circolari, decreti, regolamenti, ecc.) un linguaggio non discriminatorio».

L’Accademia promuove quindi la Guida alla redazione degli atti amministrativi (Ittig-CNR-Accademia della Crusca 2011) che contiene indicazioni sull’uso dei nomi di mestiere, dei titoli professionali e dei ruoli istituzionali; il Progetto Genere e linguaggio. Parole e immagini della comunicazione, in collaborazione con il Comune di Firenze (2011); le Linee Guida per l’uso del genere nel linguaggio amministrativo (Robustelli 2012) e la guida per giornalisti/e Donne, grammatica e media. Guida ad uso delle redazioni, (Robustelli 2014).

Sul sito web dell’Accademia vengono pubblicati articoli sulla rappresentazione delle donne attraverso il linguaggio (Robustelli 2013; Bellucci 2014) e sul termine “femminicidio” (Paoli 2013); viene organizzato il convegno Lingue e diritti. Le parole della discriminazione, Piazza delle Lingue (2013).

Sotto la presidenza di Claudio Marazzini l’Accademia prende posizione sull’uso dei termini femminili relativi ai ruoli istituzionali (Forestierismi e professioni femminili: due settori degli di attenzione, Marazzini, Robustelli, 2015). Organizza corsi di formazione sul linguaggio di genere per giornalisti/e e occasioni di discussione pubblica (Giornata sulla lingua italiana in collaborazione con la Repubblica, Maxxi, Roma, 2016); promuove la pubblicazione del volumetto Sindaco e sindaca. Il linguaggio di genere (Robustelli 2016) e una ricerca sui titoli di cariche pubbliche e professioni esercitate da donne nelle principali lingue europee (a cura di Yorick Gomez Gane, 2016).

Lo stesso presidente Marazzini pubblica più volte sulla stampa nazionale. La linea dell’Accademia della Crusca emerge anche in una serie di attività alle quali ho personalmente partecipato, come gli incontri promossi alla Camera dei Deputati dalla presidente Laura Boldrini (Non Siamo Così. Donne, parole e immagini, 2015 e Genere femminile e media: l’informazione sulle donne può cambiare, 2016) e l’attività di consulenza presso il Miur, inclusa la sezione sul linguaggio che compare nelle Linee guida nazionali per l’attuazione del comma 16 della legge 107 del 2015 (27.10.2017).

L’attività svolta dall’Accademia in questo campo si qualifica come un importante e significativo contributo «alla riflessione su di un tema attuale, sufficientemente chiaro nelle sue linee generali, ma ancora contrastato e incerto in molti dettagli», senza voler «fornire un decalogo di comportamento a cui ci si debba attenere obbligatoriamente», come scrive Claudio Marazzini. Essa rappresenta anche un valido strumento di costruzione della coscienza critica dell’evoluzione attuale della lingua italiana, un processo che costituisce a sua volta uno degli obiettivi principali dell’Accademia.

Cecilia Robustelli è professoressa associata di Linguistica italiana presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Si è laureata a Pisa e ha proseguito gli studi e condotto attività scientifica e didattica in Inghilterra (Università di Reading, Master e PhD) e USA (Cornell University, Fulbright Visiting Scholar). Si è occupata di sintassi storica, storia della grammatica, grammatica dell’italiano contemporaneo. Ha pubblicato studi filologico-linguistici sullacomplementazione verbale nell’italiano antico, sull’elaborazione della norma dell’italiano nel Cinque e nel Seicento, sulla tradizione testuale dei testi grammaticali italiani cinque-seicenteschi, e una grammatica dell’italiano per apprendendi anglofoni (in collaborazione con Martin Maiden). Collabora con l’Accademia della Crusca per le questioni relative allapolitica linguistica europea. È autrice di numerosi lavori sul rapporto tra lingua e genere. 

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