Lea Garofalo emblema della lotta contro il femminicidio e contro le mafie

lea_garofalo_wOggi Lea Garofalo è entrata alla Camera dei deputati. Ci è entrata attraverso gli occhi di sua figlia Denise, che ho incontrato a Montecitorio.

Occhi pieni di sensibilità e coraggio, come quelli di sua mamma uccisa nel 2009 e vittima due volte: di femminicidio e di ‘ndrangheta.

Per questo, parlare con Denise nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è il modo più emblematico per dare testimonianza della sofferenza, delle speranze, della determinazione di tutte le donne che si battono per uscire dalla morsa della sopraffazione. Per dire basta a tutto questo.

Se adesso si parla di più di violenza sulle donne e di abusi è anche perché c’è chi ha pagato un prezzo altissimo: come Lea Garofalo. Lei, nel 2002, aveva deciso di raccontare le faide di ‘ndrangheta tra la sua famiglia e quella del padre di sua figlia. Scelta che la portò ad essere brutalmente assassinata. Fu rapita, seviziata e uccisa proprio per mano del suo ex compagno e degli uomini della criminalità.

La giovanissima Denise, sotto protezione come testimone di giustizia, ha raccolto quell’eredità. Ha testimoniato in tribunale contro suo padre, grazie ai forti valori etici e morali che le ha trasmesso sua madre ma anche al conforto di decine di ragazzi di Libera che hanno assistito alle udienze facendole sentire, fisicamente, la propria vicinanza.

Sostenere il cambiamento e le persone che si espongono per questo è un dovere. La battaglia è ancora lunga ed in questo percorso di consapevolezza è importante il coinvolgimento degli uomini ed il ruolo dell’educazione, in famiglia come a scuola.

Ugualmente importanti sono i possibili provvedimenti per agevolare i percorsi di tutela mirati alla liberazione dalla violenza. Come quello proposto oggi da don Ciotti, che ha accompagnato Denise all’incontro: una legge dedicata a Lea che tuteli le donne, non testimoni di giustizia né collaboratrici, che vogliono spezzare la vicinanza al crimine. Donne, clandestine in patria, che potrebbero recuperare la propria dignità con misure semplici: come il cambiamento di identità per iscrivere i figli a scuola o per cercare lavoro.

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Un commento su “Lea Garofalo emblema della lotta contro il femminicidio e contro le mafie

  1. Antonella dice:

    Grazie Presidente perchè temi come questo sono davvero importanti…a partire come diceva nelle famiglie, nelle scuole…e in tutti i contesti educativi…purtroppo devo constatare come ad es. i bambini utilizzano questo linguaggio come se fosse l’unico possibile per comunicare, è dura ma nel mio piccolo cercherò di lottare contro qualsiasi forma di violenza…anch’io l’ho subita in forme minori rispetto Lea Garofalo, e per questo non smetterò mai di portare quel messaggio di PACE che si fa fatica a sentire!!! Buon lavoro!