Montecitorio a Porte aperte in memoria di Irma Bandiera

La Resistenza è stata un’esperienza condivisa da tanti strati della società, i più diversi, anche politicamente. E non va dimenticato il contributo prezioso delle donne, il cui impegno nella lotta al nazifascismo non viene mai ricordato abbastanza. Eppure, come ci spiegano i dati dell’Anpi, le partigiane furono tantissime: circa 35mila, oltre alle 70mila appartenenti ai Gruppi di Difesa della Donna.

Più di 4600 subirono arresti, torture e condanne. Più di 2700 furono deportate in Germania. Più di 2800 furono fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento. E sapete a quante di loro furono assegnate le medaglie d’oro al valore militare? Solo 19 medaglie, di cui 15 alla memoria.

Fra queste donne c’è Irma. Irma Bandiera. È a lei che ho voluto dedicare l’evento di Montecitorio a Porte aperte dell’8 ottobre, in ricordo del mese che segna il suo ingresso ufficiale nella Resistenza. L’1 ottobre del 1943, infatti, questa giovane donna bolognese diviene staffetta e membro della VII Gap prendendo il nome di battaglia di «Mimma». Mimma, come la chiamano da sempre a casa.

La sua famiglia non sa che Mimma rischia ogni giorno la vita per trasferire documenti e armi fra i diversi distaccamenti della sua brigata. E la mattina del 7 agosto 1944, proprio mentre è di ritorno da una consegna, viene arrestata.

Per sette giorni le Brigate Nere la seviziano, la torturano per farle rivelare i nomi dei suoi compagni e dove si nascondono. Ma Mimma non parla. La picchiano, la accecano, ma Mimma non parla. E alla fine ai suoi carnefici non resta che assassinarla. La uccidono per strada e ne abbandonano il corpo perché sia da monito agli altri partigiani. Lo abbandonano nel punto in cui oggi è posta una lapide alla sua memoria. Quando muore, Irma Bandiera ha solo 29 anni.

Lo scorso 25 aprile sono stata a Bologna, per celebrare l’anniversario della Liberazione davanti al Sacrario che raccoglie le fotografie dei partigiani e delle partigiane bolognesi caduti per la libertà del nostro Paese. Persone normali, cittadini e cittadine come noi, convinti che all’Italia andassero restituite la libertà e la giustizia sociale, e che bisognasse combattere per questo.

In quel sacrario c’è anche la fotografia di Irma Bandiera. Ma il suo ricordo è presente pure in altri luoghi della città: il ritratto del suo bel volto sorridente riempie la facciata di una scuola in via Turati, e il suo nome è inciso sulle mura di Villa Spada, dove è ospitato il Monumento dedicato alle 128 partigiane bolognesi cadute per mano nazifascista. 128 donne coraggiose a cui bisogna rendere merito, per non dimenticare che non ci sono soltanto i Padri della Repubblica: ci sono anche le Madri della Repubblica. E le Madri vanno onorate tanto quanto i Padri.

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