In Calabria per sostenere le sindache coraggiose

w-laura tra bambini calabriaLa Calabria è di certo una delle regioni che meglio conosce il dolore del distacco dalla propria terra.

Sarà per questo che nei secoli ha maturato parallelamente anche il culto dell’accoglienza. In questa regione a chi viene da lontano non si chiude mai la porta. Qui ho incontrato le sindache minacciate dalla ‘ndrangheta e i cittadini della Piana di Gioia Tauro che chiedono lavoro e sostegno.

A Rosarno ho parlato con uomini e donne coraggiosi, che hanno detto no alla ‘ndrangheta e per questo hanno dovuto rinunciare a buona parte della loro libertà. Non è pensabile che ciò che accade in Calabria passi quasi sempre sotto silenzio e intanto sparano 30 colpi di kalashnikov contro la casa di un sindaco, 44 contro i capannoni di un imprenditore. Ma questa è anche la terra di sindache coraggiose e minacciate dalla ‘ndrangheta, come Elisabetta Tripodi a Rosarno, o di donne appartenenti a famiglie mafiose che si sono ribellate e ora collaborano con la giustizia, come Giusy Pesce. Era calabrese anche Lea Garofalo, uccisa a furia di botte e bruciata viva per aver collaborato, o Maria Concetta Cacciola che si è tolta la vita in seguito ai maltrattamenti subiti dalla madre, dal padre e dal fratello. Anche lei aveva collaborato con le forze dell’ordine.

In Calabria c’è una primavera tutta al femminile. A chi mi dice che è una primavera timida, rispondo: quale primavera non lo è? E comunque, incoraggiamole queste primavere. Tutto questo fa bene all’Italia. E le istituzioni hanno il dovere di sostenere questi percorsi.

A Lamezia, il sindaco Gianni Speranza, ha organizzato una giornata che dimostra apertura mentale e visione in una materia così importante come quella dell’immigrazione. Qui ho partecipto alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria del comune ai bimbi nati in Italia e residenti a Lamezia, da genitori stranieri. Meglio, da genitori non italiani. Preferisco non utilizzare la parola”straniero”, che evoca distanza, diffidenza, alle volte paura. E invece questa iniziativa va nella direzione opposta. Lamezia dimostra di essere un comune moderno, capace di cogliere le sfide della globalizzazione. Mostra cioè di comprendere che in un mondo contemporaneo la cittadinanza non può che essere composta di anime, nazionalità e culture differenti. Da persone nate sul territorio magari, ma con i genitori che vengono da lontano. Che sono nati in un posto, hanno studiato in un altro e per lavorare e vivere si sono trasferiti in un altro ancora. Questo è oggi un migrante, l’elemento umano della globalizzazione. Ed è anche l’elemento costitutivo della nuova cittadinanza.

Il giorno prima sono stata a Riace, il borgo dei rifugiati e dei richiedenti asilo. Luogo a me noto da molti anni, dove c’è un sindaco che ha voluto scommettere sulla convivenza civile, dando protezione e sicurezza a chi fugge dai Paesi in cui vengono costantemente violati i diritti umani, in cui non esiste la libertà di espressione, di culto, in cui non è ammesso il dissenso.

calabria laura1Ecco perché mi auguro che il dibattito italiano sullo ius soli (ovvero della cittadinanza legata al luogo di nascita) rientri nel binario giusto ed esca dall’ottica della contrapposizione ideologica. Insomma, ci vuole il senso della realtà, in modo da capire, accettare che le nostre società sono società composite formate da persone che vengono da Paesi diversi ma cittadini dei Paesi in cui vivono.

Alla Camera dei Deputati sono state presentate già ben 17 proposte di legge che puntano a modificare le regole attuali sull’acquisizione della cittadinanza italiana. Sono tutti provvedimenti all’esame della Commissione Affari Costituzionali e il fatto che siano così tante è segno di come il tema sia sentito in Italia. E non più rimandabile. La maggior parte di queste proposte va proprio nel senso dello ius soli: ovvero la possibilità ottenere la cittadinanza per nascita. Altre parlano di una sorta di iure culturae, ovvero della possibilità di diventare cittadino italiano qualora si sia fatto un percorso scolastico nel nostro Paese.

A Montecitorio c’è anche un gruppo bipartisan di parlamentari, un intergruppo, che sta lavorando su questo tema, proprio al fine di arrivare ad una proposta unitaria. E’ presieduto dall’onorevole Chaouki che è un giovane esponente Pd di origine marocchina, ma cittadino e ora parlamentare italiano.

Inoltre ormai da tempo, già nel corso della precedente legislatura, è lo stesso presidente della Repubblica a richiamare il Parlamento ad una riforma in tema di cittadinanza ai bambini di origine straniera. “Negarla – ebbe a dire – è un’autentica follia, un’assurdità”.

A questo link il testo integrale del mio intervento a Lamezia

http://presidente.camera.it/5?evento=150

Foto Ansa

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