Gli auguri di Nadia: “Poter realizzare, mai da sola, il cambiamento che tutti auspichiamo”

1456778_10201129307659210_1614071151_n

Ho incontrato Nadia a Milano, alcuni mesi fa, ad un convegno sull’utilizzo del corpo delle donne. Poco dopo mi ha scritto una bella mail e a settembre è venuta a trovarmi a Montecitorio.

E’ una giovane donna consapevole e intraprendente, che non si lascia scoraggiare dal clima di sconforto che a volte impedisce a tanti di credere nel futuro e di mettersi in gioco. La sua lettera di auguri per il nuovo anno è piena di forza e di ottimismo. Per questo la voglio condividere con chi mi segue.

di Nadia Benahmidou

“Cara Presidente, l’anno volge al termine ed è tempo di bilanci. Ho pensato a questo proposito di scriverle alcune mie personali riflessioni.

Sono una ragazza testardamente ottimista, tanto da apparire quasi ingenua. Ciò nonostante, in questo 2013, due persone hanno addirittura acuito questa mia propensione al positivo: Jorge Mario Bergoglio e Laura Boldrini. Da entrambi ho udito parole di speranza, ho visto fatti pieni di concretezza e individuato un unico imperativo categorico: non smettere mai di sognare. D’altronde, una politica che non fa spazio ai sogni non è una buona politica. Siete stati davvero una boccata di ossigeno per tutti coloro che rischiavano di essere soffocati dal pessimismo e dall’immobilismo sociale.

Talvolta ho però la sensazione di essere troppo fortunata per essere credibile. Poi mi guardo indietro, ripenso alla mia vita: figlia di una casalinga e di un muratore. Una madre remissiva e poco coraggiosa e un padre problematico e con molti vizi. Non può immaginare quanto mi abbia scaldato il cuore averla sentita affermare che sin da piccoli si deve reagire e contribuire a un’educazione corretta: a sei o sette anni discutevo già con la stessa forza e convinzione di oggi con un uomo ben più grande di me. Dopo mille episodi più o meno gravi, io e mia madre siamo andate via da casa e siamo state accolte in una comunità. Ecco, se penso a tutto questo, non credo di essere stata poi così fortunata. Allora non era poi così prevedibile che la situazione famigliare migliorasse radicalmente, perché mai e poi mai mi sarei piegata a tali compromessi. Non era prevedibile che, nata in una famiglia con scarsissime risorse economiche, a vent’anni fossi completamente autonoma, vivessi nel centro di una grande città e frequentassi una costosa università.

Per queste ragioni sono convinta che sia necessario fare uno sforzo creativo e magari inventarsi una vita che non era destinata a noi: decidere a sedici anni di iniziare a lavorare e risparmiare per pagare il prezzo delle proprie ambizioni; capire che alla fine (come diceva una celebre scrittrice) non vediamo mai le cose come sono, ma vediamo le cose come siamo.

Ho avuto occasione di conoscere personalità di altissimo livello morale (tra cui lei), delle quali conservo un ricordo non statico, ma da cui attingo sempre nuovi insegnamenti. Un giorno, un’amica mi ha chiesto se avessi trovato un comune denominatore tra queste persone. Ci pensai su. Caratteristiche comuni potevano essercene tante (educazione, cortesia, rispetto, intelligenza), ma quale era piuttosto la caratteristica esclusiva? Le ho risposto, senza più alcun dubbio, che l’attenzione era la loro sublime virtù. Lo so, è una parola che apparentemente non ha nulla di nobile, che non figura né fra i titoli delle grandi opere letterarie, né fra gli aggettivi riservati alle grandi personalità. È più una parola da ‘Attenzione. Pavimento bagnato’ o ‘Attenzione. Lavori in corso’. Eppure, essere attenti quando qualcuno ci parla, quando noi parliamo a qualcuno, quando pensiamo al nostro futuro o a quello dei nostri figli, essere attenti a noi stessi, a quello che siamo, a come appariamo di fronte agli altri, all’influenza che abbiamo su di loro, a ciò che possiamo diventare, vuol dire vivere una, due, tre volte: vuol dire vivere tutte le sfumature della sensibilità nostra e di quella altrui.

Ho notato progressivamente come di fronte a virtù quali sincerità e rispetto le gerarchie vengano meno, facendo emergere liberi e spontanei i rapporti umani. Oltre ogni gerarchia esiste una responsabilità più grande, che nessuno può delegare a nessuno, neppure ai politici. Adoro una frase di Gandhi che cita: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Presidente, le auguro di poter realizzare sempre, mai da sola, il cambiamento che tutti auspichiamo. Le auguro di essere sufficientemente attenta agli altri e a lei stessa, da poter vivere bene e capire molto. Le auguro, infine, di passare bene le vacanze.

Non disperiamo: audace entusiasmo e costante allegria possono, senza alcun dubbio, farci ottenere ogni cosa sulla terra”.

Nadia Alessandra Benahmidou nasce a Genova da madre italiana e padre marocchino. Studia canto lirico per sette anni, collaborando con il Teatro lirico Carlo Felice. Parallelamente frequenta il Liceo Scientifico bilingue e lavora nel settore della ristorazione (dall’età di sedici anni). Attualmente iscritta alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università Cattolica di Milano, studia diverse lingue (inglese, francese, spagnolo e arabo) e si occupa di immigrazione, scambio interculturale e diritti umani presso due testate. 

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

3 commenti su “Gli auguri di Nadia: “Poter realizzare, mai da sola, il cambiamento che tutti auspichiamo”

  1. Antonella dice:

    “Per questo credo che anche oggi nella politica debba esserci un legame tra le madri e le figlie. Le madri devono sapere quando è il momento di lasciare spazio alle figlie e avere la generosità di trasmettere ciò che hanno imparato anche perché è costato molta fatica.Le figlie devono decidere se riconoscere le madri, se lasciar scattare dentro di sè la curiosità di imparare qualcosa.” (Introduzione dal libro “Nilde Iotti, Una storia politica al femminile).

    Condivido pienamente le parole di Nadia…ma soprattutto grazie Presidente per quello che grazie a lei sto imparando…e chi lo sa spero tanto di poterla venire a trovare a Montecitorio…sarebbe un bel sogno…un caro augurio di un buon anno a lei e alla sua famiglia!

  2. Elisabetta Oliani dice:

    Grazie Presidente Laura Boldrini per questa condivisione, se ne sente il bisogno, ora sappiamo che nella nostra quotidianità e nelle scelte piccole o grandi ci si sostiene tra noi anche nella lontananza e nella diversità. Auguri, Elisabetta

  3. Miriam dice:

    Come si fa a non provare ammirazione per una persona di coraggio e determinazione come Nadia? Una persona la cui vita si preannunciava “col freno a mano tirato” e che invece ha saputo costruirsi un diverso futuro. Doppiamente brava data la sua giovane età. Quanti saprebbero fare altrettanto? Io ne sarei stata capace? Mah.
    Concordo poi con quanto ha scritto riguardo a Papa Francesco e Laura Boldrini.
    Due veri outsider. Papa Francesco che agisce come predica, un uomo concreto. Che sta riportando la Chiesa ai suoi veri compiti di Umanità e Carità.
    Riguardo la Presidente Boldrini che cosa posso dire? Mesi fa, quando fu eletta alla Camera, mi era simpatica come “il fumo negli occhi”. Adesso, (mio malgrado!), devo riconoscere grande ammirazione, stima e fiducia. Anche se ho comunque dei punti di divergenza con il pensiero della Presidente, riguardo ad alcuni argomenti.
    Per concludere vorrei augurare a tutti noi la forza di iniziare questo anno nuovo con energia positiva nonostante le mille difficoltà. E condivido con Voi questa frase che ho letto da qualche parte: … “se vuoi arrivare primo, corri da solo. Ma, se vuoi andare lontano, facciamolo insieme”…
    Cordialmente.