Yasmeen, da Gaza a Londra per cambiare un destino da rifugiata

“Non vorrei parlare di me. Ma vi devo raccontare qualcosa che mi riguarda. Mi chiamo Yasmeen. Rifugiata. Nata e cresciuta a Gaza.

L’incertezza è una nozione che può sembrare normale, perfino stimolante. Tuttavia, il passato, il presente e temo anche il futuro dimostrano che l’incertezza contraddistingue la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. E un futuro indefinito, in realtà, è tutt’altro che stimolante, è angoscioso.

Un bambino della striscia di Gaza che il primo giorno di scuola sogna di diventare dottore, non sa che in realtà, se ha fortuna, al massimo riuscirà a prendere un diploma di scuola secondaria, non certo la laurea. I rifugiati non possono permettersi gli studi universitari.

E’ angoscioso avere vent’anni, ma essere nato col peso di 65 anni sulle spalle. E quando decidi che vuoi smettere di essere prigioniero del passato, ti rendi conto che sei prigioniero della tua identità e della tua realtà. Questa amara prigionia ti nega, tra le altre cose, la libertà di scelta, che è riconosciuta come una delle capacità fondamentali per lo sviluppo dell’essere umano.

Nella striscia di Gaza sei prigioniero, perché per viaggiare hai bisogno di permessi e autorizzazioni. Altrove sei prigioniero perché non puoi fare domanda per lavori che ti sono preclusi. L’incertezza domina i nostri pensieri. Puoi studiare una materia di tuo interesse, potrai ottenere un contratto di lavoro in un paese, ma questo non ti garantisce che i tuoi figli saranno trattati equamente o che potrai risiedere lì.

Le cifre che descrivono il divario che separa noi giovani rifugiati dalle semplici necessità quotidiane sono significative, ma non raccontano la storia reale dei compromessi che dobbiamo accettare ogni giorno per vivere, diventando maestri dell’arte di adattarsi.

In quanto giovani, siamo spesso soggetti beneficiari di programmi e seminari, che ci permettono di fare sentire la nostra voce e far conoscere la nostra realtà, sperando in azioni concrete. Tuttavia, il tempo passa e queste azioni restano sempre molto al di sotto delle nostre aspettative. Io sto facendo un master alla London School of Economics e quindi, almeno in parte, ho fatto girare la mia medaglia. Ma continuo a pensare alle migliaia di altri giovani rifugiati che hanno bisogno di aiuto.

Quando parliamo di energia positiva, ambizioni, aspirazioni senza confini, speranza, creatività, impegno, assunzione di rischi, stiamo parlando dei giovani. Quando parliamo di desiderio ossessivo di emigrare, depressione, paura del cambiamento, sfiducia nella società, emarginazione, stiamo ancora parlando dei giovani. Migliaia di Palestinesi abbiano perso la cosa più preziosa per l’essere umano combattendo per una vita migliore. Il prezzo che stiamo pagando è alto. Non chiedo se si tratti di ingiustizia. Mi chiedo, invece, quante volte ancora dovrò parlarne e quante altre vite dovranno essere sacrificate per persuadere coloro che possiedono la risposta che è giunto il tempo di agire”.

Intervento di Yasmeen Rabah al convegno sull’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati, svoltosi a Montecitorio il 24 ottobre 2013

Immagini e sottotitoli video di Sabika Shah Povia

Link al testo dell’intervento di Laura Boldrini   http://webtv.camera.it/evento/4192

Link al video completo dell’iniziativa  http://webtv.camera.it/evento/4192

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