“La befana rammenda i calzini degli insegnanti e rimette i soldi in busta paga”

gabriella1di Gabriella Messina

“Si dice che la befana, nella calza, lasci dolcetti ai buoni e carbone ai cattivi.

E agli insegnanti? Agli insegnanti no.  A loro buca direttamente i calzini.

E’ la prima interpretazione a caldo, complice il torpore dell’ultimo comodo risveglio prima della fine delle vacanze, che mi è venuta in mente quando, accendendo il computer, apprendo che a partire dal mio primo stipendio di gennaio sarebbero scivolati via ben 150 euro da “restituire” allo Stato.

E’ la parola “restituire” che credo mi abbia fatto più di tutte alterare: non era lo Stato che aveva promesso di restituirle a me? Ora, o qui si gioca come niente ad invertire soggetto e predicato o qualcosa davvero non funziona più per il verso giusto!

Stropiccio gli occhi e opto per la seconda ipotesi. Si potesse gabbare allo stesso modo il tempo reale come lo Stato fa con i miei scatti di anzianità virtuali mi risparmierei almeno qualche ruga! E invece no, quelle aumentano anche perché, vuoi o non vuoi, a forza di sforzarti per fare quadrare i conti le zampe di gallina rimangono l’unica certezza che non ti può essere sottratta.

Il giorno dopo a scuola ci si confronta quasi basiti: “Ma è vero? Lo stanno facendo davvero?”. Il collega andato in soprannumero l’anno precedente a causa dei tagli della Gelmini e sbalzato a 56 anni a 85 km di distanza dalla propria residenza pensa alla possibilità di farsi catapultare direttamente da una fionda ad elastico da casa al lavoro perché, anche usando l’auto a gasolio, proprio non ci rientra più con le spese.

La collega con i bambini in età d’asilo mi dice che sarà costretta a portare i figli con sé al lavoro perché  i 400 euro per la materna privata, visto che quella comunale non aveva posto, non sa più come racimolarli (250 sarebbero dovuti arrivare dal mantenimento da parte dell’ex-marito più i 150 incriminati dello scatto di anzianità).  Io prego tra me e me che la caldaia regga fino alla prossima tredicesima perché questa è migrata tra Tares, mutuo e condominio arretrato.

Ci chiediamo a quale altro professionista dipendente pubblico vengano chiesti i sacrifici che vengono richiesti a noi senza nessun altra contropartita, a quale altro settore altrettanto vitale per la sopravvivenza e lo sviluppo del paese vengano tagliate così impunemente risorse, quale altra contraddizione appaia più stridente di quella di una politica che per statuto dovrebbe mirare all’abolizione delle disuguaglianze, e di fatto finisce, con la scusa della razionalizzazione delle risorse, per colpire proprio le fasce più deboli.

Tornata a casa trovo sul web la petizione contro il provvedimento di decurtazione, la firmo e la faccio girare più che posso. Se insegno ai miei alunni ad essere cittadini consapevoli attraverso la partecipazione attiva non posso essere da meno!

Oggi scopro che la befana ha preso ago e filo e ha rammendato i nostri calzini. I soldi in busta paga non ce li tolgono più.

Mi piacerebbe che questa non fosse letta come una concessione fatta alla categoria ma come il legittimo riconoscimento del fatto che tale operazione sarebbe stata l’usurpazione di un diritto acquisito. Mi piacerebbe che si smettesse di agire con una mera logica di sottrazione in un settore come quello della scuola e, più in generale della formazione e della cultura, che invece dovrebbe essere riletto secondo una prospettiva sistemica e non settoriale e parcellizzante.

Ma questo più che alla befana sarebbe meglio chiederlo a Babbo Natale”.

Gabriella Messina è laureata in filosofia presso l’università degli studi di Palermo. Ha cominciato ad insegnare nel 1990, assunta in ruolo nel 2001 attualmente  insegna filosofia e scienze umane presso il liceo linguistico e delle Scienze Umane “Danilo Dolci” di  Palermo.

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3 commenti su ““La befana rammenda i calzini degli insegnanti e rimette i soldi in busta paga”

  1. Miriam dice:

    Presidente Boldrini, posso fare una domanda un po’ irriverente?
    Ma che ballo sta ballando il Governo? Con queste continue retromarce, su questioni già decise. Non fa una bella figura (il Governo). Sembra che “ci provino”, poi se qualcuno solleva obbiezioni, cambiano idea. Ma che Governo è? Sempre meno credibile.
    Io ribadisco la mia opinione: quando devono tagliare i costi della Politica questo viene messo in atto dopo mesi o anni in modo graduale. Quando bisogna togliere e mettere nuove tasse ai cittadini, lo decidono alla sera e alla mattina noi dobbiamo subito mettere mano al portafoglio. E questo da molto fastidio a tutti, mi creda.
    Sempre meno fiducia a questo esecutivo. Ma a chi siamo “in mano”?
    Cordialmente e buon lavoro. (Massima fiducia in Lei).

  2. Giuseppe dice:

    Al personale del comparto sanitario: medici, infermieri, tecnici, ecc ecc

    (E’ la risposta alla domanda a metá post)

  3. Non si può che concordare. La formazione e la cultura sono i cardini su cui costruire una società migliore. E’ per questo che stupisce il fatto che dal mondo culturale e dell’insegnamento non svettino alte e chiare le bandiere di denuncia per il dilagare di corsi ed aggiornamenti professionali di bassissima qualità a carico degli enti pubblici e della UE, mai validati da organismi indipendenti ed attendibili ma cuore delle strategie clientelari della politica. Molte risorse destinabili alla scuola pubblica vengono spese in nome della “cultura” per propaganda di partito.