“Saving children, quando la pace si costruisce dal basso”

di Manuela Dviri

“Tutto iniziò circa dodici di anni fa con la richiesta arrivata da una madre palestinese di Betlemme. “Ho un bambino malato di leucemia – mi disse  – lo stanno curando all’ospedale israeliano Hadassa di Gerusalemme, ma la cura della leucemia è costosissima ed economicamente mio marito ed io non ce la facciamo più”.

A lungo ci stetti male. Ne sapevo così poco, allora. Certo non conoscevo i problemi della sanità palestinese. Né avevo la minima idea dei problemi economici che possono incontrare i genitori di un bimbo palestinese malato, oltre all’angoscia dovuta alla malattia stessa. Mi vergognai di me stessa. Solo pochi anni prima, nel 1998, era morto in combattimento mio figlio Ioni, soldato di leva ventenne, durante la guerra col Libano. Avevo a lungo protestato contro il Governo Netanyahu accusandolo di averlo mandato a morire in una guerra inutile e senza senso. Sapevo ormai perfettamente cosa voleva dire, per una madre, perdere un figlio. Come potevo accettare che un altro figlio  morisse  così , solo perché i genitori non avevano la possibilità di pagarne le cure?  Solo perché era nato a Betlemme piuttosto che a Tel Aviv o a Gerusalemme, a pochi chilometri di distanza?

Decisi di scrivere un articolo per il Corriere della Sera, e raccontai la storia  di quel bambino di Betlemme.

Dalla ragione Umbria arrivò la prima somma, il primo aiuto, alcune migliaia di euro. Iniziammo, al Centro Peres per la Pace, un progetto: Saving Children (nulla a che fare con “Save the children”) per curare bambini palestinesi malati che non avrebbero potuto  essere curati all’interno dell’Autorità Palestinese per mancanza di strutture adatte o di medici specializzati. Capimmo subito che la soluzione più semplice era farli venire qui, in Israele, per curarli negli ospedali israeliani, cercando di risolvere rapidamente ed efficientemente la logistica (rapido passaggio dei check point, permessi, contatti con i medici e le famiglie).

Come per miracolo, il progetto iniziò a prendere corpo, a unire varie regioni italiane e anche qualche filantropo israeliano, e gli ospedali israeliani contribuirono con uno sconto dal trenta al cinquanta per cento sul costo delle cure. Io diventai una specie di commesso viaggiatore del progetto in giro per l’Italia e nel mondo.

Fu, nel suo piccolo, un successo. A oggi sono stati curati più di diecimila bambini palestinesi. Tra le procedure di cui hanno usufruito vi sono la chirurgia a cuore aperto, i trapianti di midollo osseo, gli impianti cocleari, la neurochirurgia, la chirurgia ortopedica e svariate consultazioni di supporto al processo decisionale tra medici israeliani e palestinesi.

E non abbiamo mai avuto il minimo problema né con le famiglie, né con i medici israeliani e palestinesi o con gli ospedali israeliani e palestinesi: nella malattia, e nella cura della malattia, ‘i nemici’ smettono di esserlo e tornano alla loro dimensione di esseri umani, fatti letteralmente di pelle e ossa . Tutti , alla fine, vogliamo vivere. Tutti abbiamo il diritto alla salute, e soprattutto ne hanno il diritto tutti i bambini, i più vulnerabili tra gli esseri umani , i più facili ad ammalarsi di malattie provocate dalle difficoltà fisiche ed economiche. Dei diecimila bambini, molti erano neonati nati con malattie congenite su cui si è dovuto intervenire con urgenza, immediatamente dopo la nascita, per permettergli di sopravvivere. I pazienti più giovani che ci sono stati segnalati avevano poche ore di vita, i più grandi non più di sedici anni. I costi delle procedure e della complessa logistica sono coperti interamente dal Centro Peres Center, e quindi per la famiglia la cura è sempre stata del tutto gratis.

‘Saving children’è diventato un piccolo mondo parallelo in cui non ci sono barriere, né mentali, né materiali. I piccoli malati sono entrati e usciti da Israele, dall’Autorità Palestinese e dalla striscia di Gaza anche mentre intorno infuriava la violenza, anche nei momenti più bui di questa regione. È stata una piccola grande vittoria.

È per questo che la preoccupazione per la notevole diminuzione del sostegno finanziario, iniziata nel 2010, e aumentata di anno in anno, fino quasi ad arrivare al punto di non poter accettare nuovi malati, mi angoscia e mi toglie il sonno. La popolazione palestinese è di tre milioni e mezzo di anime, il cinquanta per cento sono bambini di età inferiore ai 15 anni, e i bisogni sono enormi. Il piccolo Saba, il nostro primo bambino, il piccolo  malato di leucemia, è ormai un ragazzotto, sta bene. Vive una vita normale. Noi continuiamo a mettercela tutta. Con il progetto di specializzazione di medici palestinesi in ospedali israeliani, nato e sviluppato insieme a saving children, si sono ormai specializzati nei nostri ospedali più di 140 medici palestinesi.

Forse, spero, tra qualche anno  non ci sarà più bisogno di ‘Saving children’. Ma fino allora che fare?”.

Manuela Dviri è una giornalista e scrittrice italiana naturalizzata israeliana. Nel 1998 il figlio Yonathan, che prestava servizio nell’esercito israeliano, viene ucciso durante un conflitto a fuoco. Da allora si batte per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. Al figlio è dedicata l’opera teatrale ‘Terra di latte e miele’. Scrive per le testate israeliane: ‘Maariv’, ‘Yedioth Aharonot’ e ‘Haaretz’. Nel 2000 pubblica un libro di racconti ‘Beizà shel shokolad’ (L’uovo di cioccolata). Dal 2001 collabora con il Corriere della sera, dove pubblica il ‘Diario da Tel Aviv’, e dal 2004 scrive su ‘Vanity Fair’ interviste, storie, reportages da Israele. Nel 2003 ha promosso ‘Saving Children’, progetto che ha permesso di curare circa 10.000 bambini palestinesi negli ospedali israeliani. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per l’attività giornalistica e letteraria oltre che per il suo impegno per la pace. 

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Un commento su ““Saving children, quando la pace si costruisce dal basso”

  1. daniela brunetti dice:

    e’tutto cosi’semplice,umano,misericordioso,sei una mamma di cui andare molto fiera,ovunque essi siano,una bravissima scrittrice e giornalista,una splendida donna!