“Università, servono risorse certe e autonomia di programmazione”

panizza1-wdi Mario Panizza

“Il recupero solo parziale del turn over, tagliato da leggi di austerity, ha compresso il numero dei docenti. Così è impossibile un piano di sviluppo.

Ben 12.000 ricercatori usciti dall’Università sono stati sostituiti da appena 2.000 nuovi ricercatori a tempo determinato. Alla cura dimagrante, che per alcuni aspetti è stata salutare, si sarebbe dovuta accompagnare un’adeguata terapia ricostituente, fatta di risorse, volte a premiare tempestivamente la valutazione della didattica e della ricerca e a favorire, attraverso incentivi, l’ingresso di giovani ricercatori. Al contrario l’università ha risentito in modo consistente dello scarso impegno del ceto politico italiano a investire in ricerca, formazione e innovazione.

Una situazione analoga riguarda il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario vincolato, come i docenti, alla doppia limitazione della scarsità delle risorse e del contingentamento dei posti.

Le ultime indicazioni ministeriali lasciano intravedere un’inversione di tendenza, che dovrebbe riportare la programmazione nel percorso naturale in cui alla formulazione dell’offerta didattica si giunge dopo la definizione della pianta organica e, ancora prima, dopo la razionale distribuzione delle risorse. Oggi siamo invece spesso chiamati a procedere in senso inverso.

Roma Tre, e così la gran parte delle università, ha reagito con un riordino mirato a neutralizzare, almeno in parte, la contrazione delle risorse: razionalizzando didattica e ricerca e cercando nuove strade di finanziamento. La razionalizzazione è passata attraverso una riduzione consistente del numero delle strutture, accompagnata da un sostanziale mantenimento del quadro didattico. È stata una scelta rivolta a recuperare efficienza all’interno di un quadro che non snaturasse l’identità consolidata dell’ateneo.

Nel mese di novembre i nostri organi collegiali hanno adottato il ‘Documento di programmazione triennale’ che guiderà la strategia politica di Roma Tre. Nuovo e sperimentale, è un documento che dovrà seguire un percorso di integrazioni, approfondimenti e precisazioni. Esso va considerato pertanto un testo di apertura che raggiungerà il suo definitivo completamento solo quando i dipartimenti avranno elaborato la loro programmazione triennale. Anche allora tuttavia, il percorso non sarà concluso: il documento invita, infatti, a monitorare costantemente gli obiettivi, misurandone l’iter nei tempi ravvicinati delle verifiche di bilancio e nei tempi lunghi di un piano di sviluppo proiettato su sei anni.

A fondamento del programma poniamo due condizioni costanti che attraverseranno tutte le fasi del nostro lavoro. La prima è la condivisione reale tra la struttura centrale di ateneo e le strutture periferiche. Le iniziative concordate con i dipartimenti dovranno essere sostenute da un impegno reciproco, fatto di investimenti e risorse convergenti su un programma comune.

La seconda costante è rivolta all’esterno, alla normalizzazione del rapporto con il ministero. È indispensabile che le università recuperino, oltre alle risorse per rilanciare lo sviluppo e per costruire una nuova classe dirigente giovane, una sufficiente autonomia di programmazione. Gli investimenti devono essere garantiti e monitorati attraverso controlli attenti che impediscano scompensi di bilancio; è però prioritario che ogni università possa promuovere, attraverso una reale semplificazione burocratica, quelle iniziative sul personale, le sedi e la ricerca che meglio si adattano alla propria specifica potenzialità. Alla flessibilità della programmazione dovrà corrispondere anche la certezza delle dotazioni. Solo così sarà possibile programmare, sapendo dove rivolgere le risorse disponibili”.

Mario Panizza è architetto, Rettore dell’Università agli Studi Roma Tre, professore ordinario in Composizione architettonica e urbana. Dal 1977 al 1992 ha insegnato all’Università degli Studi La Sapienza poi all’Università degli Studi Roma Tre. La sua attività di ricerca ha riguardato soprattutto lo studio comparato tra i caratteri degli edifici e i tessuti urbani consolidati, significativi dal punto di vista dell’interesse storico-architettonico. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche.

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